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aggiornato il  23 agosto 2009 12.41

 

         

 

contatore attivato il 24 ottobre 2007

Poesie 2'


PICENTINAE  ELEGIAE (ELEGIE   PICENTINE)

     “De  Caelica”

                 

Est Picentinos inter pulcherrimos montes

geminans iugum quod ampla brachia pandit,

terque quaterque fundens ab imis  lucidas aquas

summa caela tangit quae nomen dant Caelicam.

Intemerata regnans coeteros montes desuper,

virides sinus profano incolae celat,

quos si volueris impio pede violare

cito repulsus eris per ruptissima loca.

Sed si Reginae scias pio corde favere,

ipsa illa favens totam se tibi donabit  !

 

      "L’ Accellica"

 

Sta fra i bellissimi Monti  Picentini  - una duplice vetta che stende ampie le braccia,

più e più volte  effonde  dalle sue viscere  acque cristalline

e tocca la sommità di quel cielo che le dà il nome di “Celica”.

Regna intemerata al di sopra ogni altro monte  e cela al profano villico i suoi verdi seni

e se tu volessi   violarli con  empio piede -  saresti  subito respinto per dirupate balze.

Ma se tu a quella Regina saprai essere devoto con pio cuore,

ella ti  sarà favorevole e ti si donerà tutta intera  !

 

“ De  Pulveratico ”

 

Est  Picentinos inter pulcherrimos montes

Immanis gigas qui dorsum molle tegit

proceris fagis ac hiemali nive.

Heu  quantum suave est eius lustrare valles !

Pulveraticus inopinate appellatur,

at  perlucidam super spirabis auram

ac mari vertens negligentia terga

gloriam  spectabis inviolatae Picentiae !  

              “ Il  Polveracchio ”

 

Sta fra i bellissimi Monti Picentini – un immane gigante che copre il suo morbido dorso

di alti  faggi ed invernale neve. – Oh come è dolce percorrere le sue valli !

Polveracchio, stranamente,  si chiama – ma su di lui respirerai un’aria finissima

e volgendo, noncurante,  le spalle al mare – potrai ammirare la gloria dell’inviolata Picenza  !

 

“ De  Corticula   Valle ”

 

Est  Picentinos inter pulcherrimos montes

vallis occulta dives pretiosisssima aqua :

terque quaterque canunt arcanae fontes in aura

it amnis sonans  per  politissima saxa,

praecipitando mergit iocosa merula in lacula,

paene caelum videres spectans sub tegmine fagi.

At  aberant Naiades profano tempore victae,

Vallem reliquere, automata rudia petentes ;

Lugebant silvae, subsidebant flores,

Venere spoliati errabant feri pastores.

At Picentinos noli putare fugatos,

resurrexerunt  sua virides iuga clamantes

condita cum fuit Societas Alpina Salerni

quae generosa pariens miras peritasque puellas,

strenue natantes inter Corticulae saltus,

orbi  restituit  Oreiades  Naiadesque !

  “ Vallone  Scorzella ”

 

Fra i  Monti Picentini sta  una bellissima valle,  nascosta e ricca di preziosissima acqua,

più e più volte cantano per l’aere  arcane fonti – per lucidi sassi va sonando il fiume,

a precipizio si tuffa il giocondo merlo nei laghi

a stento  il cielo vedrai sotto il tetto dei faggi.

Ma, vinte dall’empietà da tempi più non c’erano le Naiadi,

lasciarono  la valle cercando rozzi macchinari;

piangevano le selve,  appassivano i fiori – privati di Venere  erravano selvaggi i pastori.

Ma   i Picentini  non puoi ritenere fugati:   risorsero invocando le loro verdi giogaie

allorchè  fondato venne il Club Alpino di Salerno 

che,  generando fecondo splendide ed esperte fanciulle,

validamente nuotanti fra le balze della Scorzella,

al mondo restituì le Oreiadi e le Naiadi.   

 

Anonimo  Picentino

*****   Qualcuno avrà riconosciuto l’attacco di una delle elegie di Iacopo Sannazzaro, poeta italiano e latino (1458-1530) che passò un periodo della sua giovinezza fra i monti di San Cipriano Picentino e li  immortalò  (in particolare, il Monna “Cerretia rupes” ed  il Tobenna  “sacra  saxa Tevennae”)   nella sua poesia.

Ispirati  da lui e  dalla montagna abbiamo  pensato di ……rifargli il verso, cantando altezze e profondità che Lui  dal suo arcadico rifugio  Sanciprianese non ebbe verosimilmente  modo di visitare.  Contiamo nel perdono suo e dei navigatori-lettori.

 


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