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E’ vero: il libro di vetta di una
montagna "importante" emana un suo fascino particolare
determinando un forte
richiamo per gli alpinisti.
Siamo, al contempo, sicuri della utilità nel porre tali libri su cime
"minori": lo confermano gli importanti
messaggi custoditi in questi “quaderni” che il nostro Socio
ed Accompagnatore di Escursionismo Sandro Giannattasio ha messo in condizione di esser letti da tutti i
fruitori del sito web della sezione CAI di Salerno.
Lo scopo di ogni libro di vetta è
identico: raccogliere - a caldo (anche se il termometro spesso segna
pochi gradi) - i commenti, le impressioni, i pensieri, l'esperienza di chi è salito su quella cima, non importa se
lì l’altimetro
segna 1500 o 4000 metri di quota.
Che sia bella od orrida, innevata o spoglia,
rocciosa o infida, impervia o facile, ventosa o panoramica… è pur sempre
una vetta! Vero è che solo poggiando gli scarponi su quel luogo
ci si sente veramente in alto, consci di aver conquistato qualcosa che
placa l’ansia che è in noi, nel mentre la vista si allarga.
Per un attimo ci sentiamo in pace con noi
stessi e con il creato e questi nostri sentimenti vogliamo esprimerli
subito qui, su quelle pagine umide del libro infilato nel cilindro
metallico fissato su una delle nostre cime.
Riteniamo che questo gesto faccia parte di un
inconscio rituale e religioso, espressione esteriore e visibile di
quella spinta primordiale che c’è in ogni essere umano: lasciare una
traccia di sé per i posteri o, più semplicemente, per gli escursionisti
che seguiranno.
AE Attilio Piegari
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