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il "bollino" del 2010
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CRONACHE PICENTINE (e non).Il walzer della nevicata
(26.1.2009) testo e foto di Angelo Mattia Rocco
La domenica mattina da appena due anni dedicata alle escursioni e alla montagna si stava per tingere di emozioni nuove ed entusiasmanti. Inizia la mia personale avventura all’interno del gruppo ciaspolatori del CAI di Salerno e come per un segno della natura ci ritroviamo sul Monte a me più caro: il Cervialto. Il tempo inclemente all’inizio dell’avventura lasciava forse un po’ con l’amaro in bocca, convinti dalle previsioni di neve fino alle basse quote dell’Irpinia, eppure al piano Laceno la neve cadeva mista a pioggia, non riuscendo ad attecchire. Ma l’imprevedibilità e il dominio della Montagna fanno parte della vita dell’escursionista e così armati di passione e vogliosi di neve ci rechiamo al Colle del Leone per imboccare il sentiero 113. La compagnia è folta, 16 ciaspolatori pronti ad inerpicarsi sulle mulattiere del Cervialto e a calpestare la soffice dama bianca che regala soddisfazione ogni qual volta la si vede posare o è già posata su alberi, terre e rocce. Una sensazione unica da provare, nel rispetto della natura, a piedi, immersi nei boschi con l’amicizia di tante persone che condividono con te le tue sensazioni e le tue passioni. E cosi, dapprima pioggia insistente ma piacevole in “previsione futura” (la neve a quote più alte), poi man mano sempre più corposa, finché finalmente il gruppo rimane “convolto” ad ammirare quello che amo definire il “walzer della neve”, quella danza sinuosa, compatta e ipnotizzante che (rubo un’espressione dantesca) “intender non può chi non la mira”. Il leggero posarsi sugli abiti e quel “ondeggiare” a seconda del vento e delle temperature, il miglior modo di passeggiare in un ambiente già innevato. Quando giungiamo al “primo cartello”, nella località che di solito con gli amici definiamo “La torretta” (per il belvedere sul piano l’acernese e il Laceno al ridosso di una roccia vicina), indossiamo le ciaspole, chi per l’ennesima volta, chi per la prima ma tutti con lo stesso entusiasmo e con la stessa partecipazione. Inizia la colonna sonora dei passi, quello scricchiolio del ghiaccio che rende piacere alla “passeggiata”, sollievo ai muscoli e tranquillità all’animo. Di tanto in tanto assaggio la neve fresca e ammiro con gli altri amici le bellezze che il freddo crea sulle piante con l’aiuto del suo “figlio prediletto”: il ghiaccio. Trame tessute su rami e foglie che si prestano ai giochi dell’inverno. Prima del passaggio al Valico di Filicecchio la precipitazione nevosa diviene piccolissima, fine con pezzettini di nebbia ghiacciata che cadono “esausti”. Ancora una volta la “danza” assumeva caratteristiche differenti e cosi ancora fino alla “faggeta grande” dove oltrepassate “gallerie” di arbusti a faggi giovani, giungiamo nella parte più “antica” del Cervialto, dominata da alberi maestosi resti “immobili” e “tetri” dal lavoro del “generale inverno”. La neve riprendeva a cadere copiosa con il suo aspetto più comune e sotto le creste aumentava e diveniva sempre più fitta fino ad iniziare ad attecchire anche sulle nostre teste. La vetta è nascosta dalle nuvole e dal velo creato dai fiocchi, ma nonostante ciò la voglia dell’ “alto” ci conduce a superare gli ultimi ostacoli, oltrepassando con l’aiuto grandissimo dei ramponcini delle ciaspole il versante ghiacciatissimo e giungendo fin sul ripetitore dove la vista scompariva all’altezza della “conca”. Tutt’intorno regnava il silenzio “assordante” creato dalle nuvole basse e dall’ovattato sibilo della nevicata, il tempo passava e l’ora di scendere si avvicinava. Un ritorno accompagnato da altre nevicate e da piacevoli passeggiate in compagnia, finché arrivati quasi al Colle la neve lasciava il posto alla pioggia, segnando cosi la fine della splendida escursione. Una giornata resa indimenticabile dalla piacevole compagnia del Cai di Salerno, dal suo spiccato senso di aggregazione, dalla sua spontanea compattezza che si è dimostrata unica fino alla fine, con un ultimo passaggio piacevolissimo al Laceno riuniti al caldo di un camino e alla semplicità di una chiacchierata. Una dimostrazione di come la montagna e la neve uniscano e creino legami di amicizia e collaborazione che fanno parte di questa splendida sezione.
Angelo Mattia Rocco |