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il "bollino" del 2010
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CRONACHE PICENTINE (e non).UNO + UNO = TRE
(15 marzo 2009 : Cervarolo e dintorni)
E’ noto che in questa stagione invernale Lorenzo Peluso ha cercato di rilanciare la pratica della neve e di mettervi ordine, programmandola e censendone i frequentatori. La previsione base è di un gruppo di ciaspolatori e di un gruppo sci-escursionistico, opportunamente coordinati fra loro. L’esperimento è riuscito, con numeroso seguito e generale soddisfazione. Però – a voler essere sottili - vi è un però: la riuscita, talvolta, può essere definita solo geometrica e non pure aritmetica. Quanto alla riuscita geometrica, è stato già osservato che tra i due gruppi (sci e ciaspole) sono state realizzate inattese “convergenze parallele” (v. la precedente, omonima cronaca). Quanto al profilo aritmetico, il discorso è appena un po’ più complicato: con un po’ di pazienza ci arriveremo, cominciando dall’inizio, come in ogni storia romanzata che si rispetti. Domenica 15 marzo un nutrito gruppo converge sul Piano Laceno, ancora beatamente bianco. Beati noi pure e naturalmente euforici ci salutiamo e ci contiamo: 12 ciaspolatori e 5 sciatori, per due gruppi. Qualcuno si attarda presso il solito bar, qualcun’ altra è alle prese con una inattesa escrescenza interna degli scarponi e si industria a mettervi riparo con un biglietto del bus; riusciamo comunque a spiccare il volo in tempi decenti verso la località Vallepiana, lungo la strada Laceno-Lioni, provvidenzialmente sgomberata dalla neve. Qui affrontiamo subito l’erta che risale verso l’Aria della Preda, che taglieremo a mezza costa. La neve è abbondante ed ancora abbastanza dura; è adatta dunque per le ciaspole; soffrono invece gli sciatori, sforniti dell’attrezzo palmare ed appesantiti dai lunghi legni, per ora inusabili. Uno di loro, reduce da una notte brava, rinuncia subito. Apprenderemo poi che ha recuperato il sonno disteso al sole su di un ameno poggio. Il sentiero si stringe; passo dopo passo, noi sciatori cerchiamo di sfruttare le tracce delle ciaspole, armeggiando con gli sci che fremono, desiderosi di sfuggirci dalle mani per tuffarsi verso l’ignoto della ripidissima parete laterale sottostante. Giunge alfine la liberazione sul grazioso pianoro collocato sotto l’estremo nord del Cervarolo e che fa da cesura fra di esso e l’Aria della Preda. Qui finalmente gli sciatori possono ristorarsi con un sorso di tè condito e rinfrescato dalla neve, qui si tirano le somme fra i due gruppi. Gli uni infatti debbono risalire da nord a sud il Cervarolo per cavalcarne en plein air la cresta; gli altri invece dovranno calarsi a sciare nella strada pedemontana del Cervarolo stesso; i due gruppi si ritroveranno al valico di Giamberardino, sotto al Cervialto, quota 1525. Un gruppo ed un altro gruppo, due dunque…ma i conti non tornano, giacché i gruppi diventano tre. Non uno più uno = due, allora, ma uno più uno = tre. E’ sopraggiunta infatti un’imprevista operazione, ovvero una ulteriore divisione. Una parte dei ciaspolatori, stimando poco degno il cimento offertole, con ampia manovra di aggiramento punta ad oriente verso il Cervarulo (attenzione CervarUlo e no CervarOlo) per poi arroccarsi sul Cervialto e dominare dall’alto ogni altra posizione. Onore al merito. Noi poveri sciatori, costretti dalla tirannia delle pendenze a quote più basse, ci caliamo sullo stradone, consolandoci col godere della sua scorrevolezza e ricamandone le ripetute, infinte, anse che giocano a rimpiattino con gli speroni ed i canaloni del Cervarolo e col sottostante Piano Sazzano, che appare e scompare alla nostra sinistra. Più lontani si palesano, essi pure a tratti, il Calvello ed il Pollaro. Il gioco non dura poco e potremmo pure stancarcene, ma quando abbiamo perso il conto dei bozzi e dei seni, la strada finalmente si impenna decisa verso mezzogiorno, in direzione del valico. L’affrontiamo volenterosi, anche se il sole imperante ha intenerito il manto nevoso. Un rettilineo, un curvone, un rettilineo, un curvone; l’anello debole della catena, di fronte alla pendenza si preoccupa: “Ma poi dovremo scendere di qui?” “Certamente si, per ora sali”. Ovvero: Tira e Taci. La mole incombente del Cervialto ci priva della vista del cielo; qualche nuvola diminuisce la luce; l’uno e le altre hanno reso la neve meno molle. Ci ostacolano però arbusti di ontano e faggio impudentemente imbucatisi nel bel mezzo della strada. Slalom e forche caudine per scansarli. Superati questi ultimi ostacoli, dopo due ore di marcia o poco più, siamo presso il Valico di Giamberardino e ci aspettiamo di sentire le voci dei cavalieri del Cervarolo; tutto tace invece; possibile che non siano arrivati, pur provenendo da un percorso più breve in quanto non tortuoso come il nostro? Tacciono ma ci sono; sono arrivati da un quarto d’ora e ci aspettano. Adempiamo insieme al rito del pasto levando un brindisi ideale all’antiaritmetico gruppo tre, ormai perso nell’ignoto. La discesa è meno impegnativa del previsto poiché la neve intanto si è ulteriormente ammorbidita. Ci divertiamo a superare in tromba i ciaspolatori ovviamente più lenti, ma loro si vendicano e ci riprendono con ripetuti tagli e callide scorciatoie. Alla fine avranno partita vinta dal momento che gli sciatori hanno un membro in irrimediabile crisi, che impone lunghe soste e pazienti attese. Il canalone che costeggiamo si slarga sempre di più trascendendo in piacevoli ed ondulati ripiani nei quali gli altri già si sono tuffati. Noi proseguiamo invece sulla via, sino alla sbarra finale, per liberarci poi nella vastità (che ci sembra infinita) del Piano Sazzano ed abbozzare qualche veloce discesa su qualcuno dei suoi gradoni. Indugiamo ritenendo che i ciaspolatori ci abbiano abbandonato; scopriremo invece che sono lì ad attenderci pazientemente in un angolo nascosto del Piano. Qui un ulteriore pit-stop, con cambio di ruote (ovvero ciaspole al posto degli sci) per colui che ha esaurito il carburante. Misura opportuna, perché la risalita verso la fontana della Tornola è ripida e malgevole. Tra rivoli, pietre, radici e impennate dello stretto sentiero, resistiamo con gli sci finché possiamo, ma siamo costretti a toglierli fino a quando non riguadagneremo la strada. Lorenzo dirige il percorso di guerra e severamente rampogna chi per la prima volta ha calzato le ciaspole e malamente ciabatta. La vista dello specchio verde-azzurro della vasca della Tornola, che spicca nel bianco della neve, ci preannuncia che stiamo per chiudere il cerchio con la via dell’andata. Al punto di congiunzione risaliamo alla bell’ e meglio sul pianoro iniziale e dopo un’ ultima nostalgica botta di sci rimettiamo gli scarponi che avevamo lasciato a riposare dietro un albero. Stanchezza e difficoltà del percorso rendono ancora una svolta sgradito il sentiero finale. E’ invece grata e suggestiva la vista del Piano Laceno che si apre a picco sotto di noi squadernando un Lago di scurissimo verde e dalle dimensioni inusitate, singolarmente contrastante con l’arancio del tramonto. Possiamo non curarci, pertanto, delle sporche tracce dei quad che hanno tentato – per fortuna invano – di risalire sull’ultimo piano. Cerchiamo inutilmente di collegarci telefonicamente con il terzo gruppo; le loro auto sono lì e loro sono ancora alle nostre spalle, nell’ignoto. Conoscendone le virtù e le capacità non ci preoccupiamo più di tanto. Ci contentiamo di constatare, anzi, che alla fine i conti, almeno per adesso, sono esatti: uno più uno fa due, perché due sono i gruppi presenti. E l’altro? Rimane fuori bilancio.
Francescopaolo Ferrara |