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il "bollino" del 2011
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CRONACHE PICENTINE (e non)SABOTAGGIO (6 gennaio 2011 – Piano d’Ischia – Rifugio degli Uccelli – Acqua delle Logge) Il sabotaggio è di solito frutto di oscure manovre e può avere padri e madri diversi. Nel nostro piccolo mondo di montagna e di neve, nell’eterna lotta tra la grande misura del desiderio bianco e la scarsità dell’elemento disponibile alle nostre latitudini, viene da pensare che il sabotaggio possa derivare dalla insufficienza di precipitazioni idonee, dalle pietre affioranti sui nostri rimediati percorsi, dai virtuosi dei quad e dei fuoristrada che stravolgono quel poco di neve che c’è. Altro sabotaggio potrebbe essere ascritto alla pigrizia crescente dei soci sciatori che diradano il loro impegno e forse non sono più disposti, come una volta, a faticare ed osare. Si, certo, tutto ciò è vero, questi ed altri accidenti ancora congiurano contro la disciplina cara a chi scrive. Ma il sabotaggio di cui oggi parliamo non è fra questi; consentitemi di spiegarlo alla fine: se no che gusto ci sarebbe. La spiegazione, del resto, merita l’inquadramento in una giusta vicenda. La vicenda inizia in una giornata di nebbia e pioviggine, nonché di indesiderato rialzo della temperatura, rialzo che rende più d’uno scettico mentre saliamo i tornanti della via del Terminio, più che mai neri di asfalto. Rossicce e pietrose sono le prime balze del circuito Varco del Faggio – Acque Nere che, pure, tante bianche soddisfazioni ci ha sinora regalato. Poco dopo cominciano finalmente ad apparire le prime chiazze. Piano d’Ischia è abbastanza tappezzato, anche se non del tutto; il vestibolo del percorso per gli Uccelli è sufficientemente innevato. Una sorta di cartello listato di nero affisso su di un faggio avverte che il parcheggio è a pagamento. Saremmo ben felici di provvedere, ma naturalmente non c’é anima viva; ci sono solo la nebbia ed una fastidiosa pioggerella. Ci inoltriamo nel bosco sperando di lasciarci alle spalle questi accidenti. Il letto di discesa delle Acque degli Uccelli, ossuto di sassi, non promette nulle di buono, ma la successiva radura circolare ci accoglie come sempre confortevole e ben innevata; ci accoglie e dirotta qualcuno verso est; lo richiamiamo ed affrontiamo l’opposta salita che, come era temibile, si presenta scorbutica di sassi; ancora un po’ di sofferenza e finalmente, quando cessa l’esposizione a mezzodì, ovvero quando ci inoltriamo al riparo di più serie quinte boscose, si può filare via nel noto saliscendi che precede il Rifugio degli Uccelli. Qui una breve sosta con banana per la (graziosa) scimmia del gruppo e quindi agevole scivolata in piano tra i faggi alti e maestosi che ci fanno ala lungo la via. Avevamo pensato di deviare verso Campo Laspierto, ma il percorso diritto e armonioso ci risucchia verso nord, fino alle discese “terribili”. Le affrontiamo con pluralità di stili: spazzaneve, raspa, cadute anticipate, ablazione degli sci. Ci attrae e ci incoraggia anche il diradarsi della nebbia; verso nord comincia addirittura ad apparire un po’ di azzurro. Le ampie vallette laterali ci ricordano passati tuffi. Un’ultima ed impegnativa salita ci separa dall’ultima discesa, quella che precipita al Rifugio dell’Acqua delle Logge. I bravi tengono la rotta e gli sci; altri li toglie. Scorgiamo presso il Rifugio delle figure umane. Invito i miei amici a fare il possibile per evitare capitomboli e brutte figure nei confronti degli… estranei. Macché estranei ! Sono - e non potevano che essere - consoci ciaspolatori della Sezione, giunti ad un appuntamento tanto felice quanto non programmato. Una sorta di aurora boreale fatta di sbaffi rosei di nuvole, al di là del cocuzzolo dorato della Carcara d’Alessio, fa da cornice all’incontro. Abbracci, auguri per l’anno incipiente; su tutto però una grossa vena di nostalgia. Lo scorso anno eravamo qui con Lorenzo per un incontro, allora programmato, tra sciatori e ciapolatori: fu una vera festa che avrebbe dovuto preludere a tante altre imprese sulla neve, organizzate da lui con l’impegno e la perfezione che gli erano propri. Così non è stato: cercheremmo di arrangiarci nella spontaneità, privi della sua valida guida. Brindiamo ugualmente all’anno nuovo ed alle future attività. Brindiamo con un ottimo vino irpino, tanto gradevole quanto traditore. Traditore e …sabotatore. E qui viene la spiegazione. Quando riprendiamo il cammino, i ciaspolatori verso la Carcara, gli sciatori sulla via dell’andata, uno sciame di farfalle bianche accompagna la mia risalita sulla ripida erta che precede il Rifugio. No, non è neve: è l’effetto del robusto vino di Paolo assunto a digiuno, col solo accompagnamento di un paio di castagne. Tutto mi gira intorno: mi inerpico sudando passo dopo passo. Abbozziamo un fermata ma un venticello maligno ci dissuade; tiro avanti con il supporto di qualche biscotto, mentre il vino colpisce anche un altro, con altro tipo di disturbo che non è il caso di precisare. Un po’ in trance, un po’ in ripresa, ma non pertanto incapaci di godere della magia dei luoghi, riguadagniamo il Rifugio degli Uccelli, per la sosta ufficiale e definitiva. Ci illudiamo di accendere un fuoco, che divamperà solo quando staremo per andarcene, e recuperiamo le forze rannicchiati sugli umidi scalini del vestibolo (la costruzione ovviamente è chiusa ed il camino è nel vestibolo stesso). Le forze sono comunque recuperate e possiamo affrontare la definitiva via del ritorno, sciabile solo a metà, poiché nell’ultima parte le pietre hanno ormai riguadagnato interamente la scena. Ma né loro, né il vino sono riusciti a sabotare veramente questa prima uscita del 2011 od a distoglierci dal programmarne tante altre, invitando i consoci di buona volontà a riprendere gli sci e ad affrontare di buon grado anche le pietre, i rami, i capitomboli e quanti altri tributi esige questa affascinante disciplina. E poi chissà: potrebbero scapparci altri sabotaggi del genere di quello di oggi !
Francescopaolo Ferrara
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