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il "bollino" del 2010
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CRONACHE PICENTINE (e non)
.
Nel mezzo del cammin del Raiamagra...
(14 febbraio 2009) testo e foto di
Angelo Mattia Rocco

Gelo sulle
strade picentine,
fiocchetti svolazzanti già dalla
Madonna dell'Eterno! Fu così, che il generale inverno riprese possesso delle sue
terre lontane, quelle terre che vedono i loro giorni al caldo del mare e che si
dimenticano quasi dei tre mesi del freddo. Questa volta le truppe sono arrivate
in forze, compatte, pronte a sferrare un attacco frontale che da anni non si
vedeva. L' "esercito russo" ha marciato e ha continuato a sferrare colpi contro
l'appennino campano e noi da osservatori imparziali (ma tifosi dei russi in
questo caso!!) raggiungiamo il campo di battaglia e prendiamo nota degli
scontri.
Piccoli "fuochi" da Montecorvino
Rovella che si trasformavano in un
campo minato di neve appena scesa dal cielo sulle strade di
Acerno e che man mano aumentava e
cresceva verso il "mondo antico" dell'Irpinia. Un'Irpinia "martoriata",
"invasa", resa "schiava" della morsa dell'Orso. L'Irpinia che finalmente
aspettavamo da tempo!
A Bagnoli Irpino con il "ritrovato" amico "senese" Federico non possiamo fare a
meno di un giro in Piazza Di Capua, ad osservare il termometro del Bar che
segnava -2° e che di sicuro non era veritiero, ma sovrastimava gli effetti del
gelo. Un giro molto veloce, alla scoperta di immagini nuove e dal sapore
finalmente immaginato da tempo, per i vicoli del centro storico ad assaporare
l'aria dal vero senso invernale.
Ma i nostri obiettivi son altri, dobbiamo assolutamente raggiungere il "fronte"
e , come si sa, il fronte è in posizioni strategiche, alte e lontane dai centri
abitati. Il Laceno campo perfetto di
battaglia era li a pochi passi, si raggiunge in un attimo tra tormente di neve e
sguardi alle Accelliche immerse dalle
nebbie, finché sull'altopiano ci
ritroviamo nell'immenso sogno bianco.
Una fontana sul lato della carreggiata era completamente trasfigurata da strati
di ghiaccio a cascata, probabilmente causati dal continuo "ticchettio" di una
goccia che fuoriusciva costantemente e tutt'intorno
il Lago che da piccola creatura ritornava nei pensieri del "senese", si apriva a
"Mostro" incontrastato, esteso e terrificante.
L'acqua ha raggiunto livelli "stratosferici", le terre e i campi sono
inutilizzabili, le piccole strutture adibite a capanna
irraggiungibili e nei pressi del
vivaio una palude coadiuvata da sorgenti sotterranee regalava l'impressione di
un luogo lontano dall'uomo e vicino a quei regni animali nascosti e
irraggiungibili che osserviamo
soltanto dai documentari.
La neve finalmente cadeva copiosa e la strada cominciava a "colorarsi" di un
manto sottile disturbato solo dai pneumatici che ne lasciavano segni lunghi e
discontinui. I fiocchi spinti dal vento impattavano sui vetri del finestrino, i
tergicristalli faticavano a "disincastrarsi"
dalla morsa del gelo e quel getto d'acqua per sciogliere la neve fresca sembrava
congelarsi all'istante. Ai bordi della vettura piccole stalattiti
iniziavano a formarsi e la soffice
e cara "polvere bianca" disegnava sagome compatte come nidi di rondine tra i
pneumatici e i paraurti.
L'atmosfera surreale si accompagna allo spirito della giornata, con tanto di
caffè e latte caldo che accompagna quella sensazione di scenario alpino che
tanto da sollievo al cuore, passando per la vista imbambolata.
Il corpo si abitua a climi e a luoghi eppur l'animo e gli occhi risentono
costantemente di sbalzi incontrollabili che giungono come impulsi nuovi e
frenetici ai sensori del cervello che ne ricevono soddisfazione e piacere.
Dopo
aver ripreso calore e aver assunto zuccheri preziosi con una barretta di
cioccolato fondente sempre presente nello zaino di Federico, prima di
raggiungere il luogo della partenza, ripercorriamo l'altopiano e
raggiungiamo la riva del Lago. La neve
copriva la patina leggera di ghiaccio e ai tavolini dell'area
pic
nic solo un rumore di vetro infranto ci faceva capire che non era il
momento di "scherzare" con la natura! L'acqua compatta e gelida aveva raggiunto
il punto più estremo del parchetto e con passi lenti e decisi raggiungiamo la
"salvezza" delle scarpe sulla staccionata e con saltelli in punta di piedi
ritorniamo alla nostra calda macchina.
Il panorama continuava a subire trasformazioni per il solito principio della
"danza bianca" e superando di nuovo quell'opera d'arte di ghiaccio (la
fontana!), degna del miglior scultore che sa trarre la sua opera dalla natura,
arriviamo all'albergo sulla strada dei Pianori per aspettare l'intera compagnia.
La mattina odierna sarà scenario di nuove leve, il Club Alpino con estrema
passione lancerà le basi della ciaspolata
e dell'alpinismo al gruppo giovanile, composto da tanti ragazzi e bambini con
genitori e parenti al seguito, pronti a faticare e a "disperarsi" per il vento e
il freddo. Un teatrino tra giovani che amano quel che fanno e genitori che per
assecondare il "piacere" dei propri figli son disposti a provare un qualcosa che
forse non avrebbero neanche pensato.
Intanto all'interno del bar, dinanzi al caldo camino la mattina cominciava a
suon di
bignè e dolcetti offerti da altri
membri del club, sempre pronti ad allietarci nelle ore più importanti della
giornata, decisi a rendere il passeggiare ancor più
piacevole e avvincente. Ovviamente
il tutto dura nella rapidità e nella leggerezza del momento che cambia
all'improvviso rotta, quando si iniziano ad indossare, su una panchina
all'aperto, ghette e scarponi impermeabili. La partenza è vicina. Il gruppo
alpinismo giovanile prosegue lungo il Piano L'Acernese,
siamo pronti a seguirli quando una
voce ci giunge alle spalle e ci chiede di cambiare rotta per provare un sentiero
nuovo.
Enrico,
Michele, Vincenzo ed Enzo ci invitano a seguirli verso gli impianti di risalita
e consci del loro spessore escursionistico prendiamo la palla al balzo,
spostando l'auto e raggiungendo il caos degli sciatori, dei semplici
appassionati di "neve facile" e dei venditori di formaggi e salumi locali.
Qualcosa sembrava dirci che il posto non era adatto ad un'escursione, ma
Vincenzo, con la sua tenuta da sci alpinista, dopo aver "incollato" le pelli di
foca ai suoi fedeli "strumenti di viaggio", ci conduce tra la folla verso un
angolo nascosto, passando per un maneggio dove piccoli cavalli riposavano al
freddo e al gelo.
Il rumore si allontanava, le piste affollate erano ormai un "brutto" miraggio e
davanti a noi, davanti ai 6 "colleghi" di montagna, si apriva una pista dismessa,
larga e accompagnata da faggi altissimi. La neve è ancora bassa, farinosa e
soprattuto asciutta, gli
scarponcini sostituiscono ancora bene
le ciaspole e camminiamo rapidi a
scatti veloci, dando lo sguardo dietro per aspettare ogni tanto l'amico Vincenzo
che con gli sci doveva per cause di forza maggiore rallentare il suo inesorabile
avanzare.
La pendenza all'inizio molto semplice diviene sempre più pesante con il passare
dei metri e con l'altezza aumentava anche l'accumulo nevoso che sotto i canali
di terra retti dalle radici dei faggi era imponente e modellato dal
Blizzard. Il soffio del vento spariva e
compariva tra gli alberi accarezzati dal ghiaccio nelle parti dei loro tronchi
esposte più a nord e finalmente anche le chiome cominciavano a
galavernare. I raggi di sole misti a
fiocchi, le schiarite che si alternavano a nevicate erano argomento di
discussione piacevole tra chi preferiva la tempesta e chi sul costone avrebbe
sperato in una visuale soleggiata ed entusiasmante. Ognuno persegue nella
Montagna la propria indole e allora si capisce
anche da un solo sguardo chi persegue la voglia di panorama, chi invece è
deciso a conquistare la montagna, chi è atteso dalla discesa successiva e chi
vive la natura in tutte le sue forme. La montagna unisce le diversità di
carattere. età e pensiero ed è quel misto di asimmetrie che nel finale completa
una simmetria perfetta, con un'amalgama eccezionale tra tutti i membri della
spedizione.
Il tempo di seguire gli umori del bosco e subito ci ritroviamo al Colle del
Sagrestano dove parte diretta la pista nordica e quindi la via più semplice per
il Monte Raiamagra. Posiamo le
attrezzature su alcune rocce salvate dalla neve e finalmente apro il mio zaino e
offro una fetta di girella alla nutella
alla "compagnia", mentre Federico dispensa cioccolato e torta al cocco. In
quell'istante tutti accomunano i loro gusti e le loro sensazioni ed è un momento
"ricreativo" piacevole che separa la fatica precedente da quella successiva.
Persino il sapore semplice della cioccolata appare più buono e dolce in quel
paesaggio scandinavo che si armonizzava tra alberi, reticolati, pietre e
canaloni.
Nell'attesa del nostro sci alpinista, indossiamo le
ciaspole e al suo arrivo, dopo aver
fornito anche lui di girella e barrette di cioccolato, decidiamo che è ora di
darsi da fare e di proseguire per vie più lunghe e più impegnative. Il
Raiamagra è ad un passo, ma lo "sfizio"
dell'escursione non può esser relegato ad un semplice raggiungimento e cosi dal
colle puntiamo nel bosco fittissimo, su una striscia di neve, dove in estate
regna una sottile mulattiera. Ricordo i passi di Montagna Grande eppure è tutto
diverso in questo momento, ma la direzione sembra venir da se e il tutto risulta
semplice e lineare. La neve fresca era di piacevole passaggio e qualche tratto
più complicato veniva spianato dagli sci di Vincenzo che disegnavano curve
perfette in uno slalom continuo senza precedenti. Dall'alto le fronde ghiacciate
lasciavano cadere pezzi di neve stanchi di reggersi in bilico e al suonar del
vento rimbombava un rumore simile a uno scricchiolio che subito ho associato a
quel volersi distaccare dei rami che tra loro si erano "incollati" per il
freddo.
Il bosco emanava "sapori" che si percepivano all'olfatto, forse sapor d'inverno
, di neve e di freddo e allo sbocco sulla Loggetta il sole ci regala un momento
di grande "partecipazione sentimentale". Verso le valli di
Acerno si apriva lo spazio visivo fino
alla Savina e dalla
Savina le nuvole tagliavano a mezza
costa le cime dell'Accellica. La "nord"
e la "sud" immerse nelle solite nebbie invernali e di ogni stagione e
dall'angolo della Loggetta si osservava con semplicità e vicinanza l'abitato di
Montella che in quell'istante pareva
interessato da una piccola nevicata. Dall'altro versante la
Raia della
Scannella si tingeva di un azzurro
carico ed elettrico e gli alberi
innevati all'inverosimile si piegavano tutti nella stessa direzione come a
venerare la cima del comprensorio che spiccava dal retro delle altre vette: il
Cervialto.
Un
attimo di "commozione" nel notare la strada che conduce a valle d'Acera
illuminata dal sole e alcune rocce ben posizionate che come un segnale naturale
indicavano la via da seguire. Il costone
Raiamagra non risulta subito di facile accesso. Sono necessari alcuni
tentativi nella neve soffice per
aprire vie semplici e percorribili,
i bastoncini e la piccozza svolgono un lavoro di aiuto molto utile ed
importante, sorreggendoci lungo le
piccole "slavine" che si formavano
quando le ciaspole infilavano i propri
ramponi nel manto morbido.
Ma la piccole "valanghe" non erano l'unico ostacolo, dato che alberi dal basso
fusto e con rami insidiosi si incastravano tra zaini e indumenti impedendo un
facile percorso. Le pietre anche remavano contro il nostro cammino ed infatti
nonostante gli accumuli interessanti in alcuni tratti
fuoriuscivano a scalfire le nostre
racchette. Il cammino è faticoso, reso ancor più affascinante e leggendario da
un vento di Grecale impavido e violento che rendeva rosse le guance e scottava
le mani anche attraverso i guanti. Chicchi
di ghiaccio solcavano l'aria e si infilavano tra i capelli scoperti sorretti
solo da una fascia frontale e il cappuccio diveniva necessario in quei versanti
scoperti ed esposti che davano visuale fin sul Golfo di Salerno. Da lontano
mentre mi riparo dal ghiaccio pungente scorgo anche le coste di
Agropoli e noto con mio piacere che il
resto della compagnia è più avanti mentre io ed Enrico assorti nella fotografia
restavamo più nascosti e lontani. Riprendiamo allora il passo mentre notavo
Federico arrembante con Enzo e Michele che seguivano con passo
formidabile e, all'improvviso, come
una visione agognata, appare il costone
Raiamagra. Il costone che non vedevo dal lontano Gennaio del 2008 e che è
rimasto segno di indissolubili avventure iniziali della mia vita
escursionistica. Ancora una volta quel
Rifugio Canadese in lontananza, il mare sulla destra e la vetta del
Calvello sulla
sinistra, illuminata dal sole che
spuntava da alcune nuvole nere.
Raggiunto il "canadese" passando per il viale
raiamagra facciamo sosta al Rifugio
Amatucci, non prima però di aver raggiunto il belvedere sul Lago
Laceno che in questa giornata risultava
più particolare che mai. Addirittura al centro della sua conca sembravano
presenti onde che si infrangevano sulle creste ghiacciate e più basse.
Il Lago ci aveva riscaldato momentaneamente i pensieri e al "calduccio" della
canna fumaria del "ristorante-rifugio" assaporiamo i nostri panini, degustiamo
ancora cioccolato e girella e beviamo un po' di grappa. Il riposo era
già finito, il vento aumentava, e cosi anche il freddo, quindi ritornando su
passi precedenti raggiungiamo l'imbocco della pista nordica percorrendola a
passi lunghi e ampi che in un manto di tanti centimetri bianchi ci conducevano
fino al Colle del Sagrestano. Quel colle che avevamo raggiunto in mattinata e
che ora "solcavamo" da un altro versante. Questa volta però non sostiamo e
continuiamo a scendere in forte pendenza dando uno sguardo "innamorato" ai Monti
che si aprivano dinanzi alla visuale candida dell'apertura del bosco e rimanendo
entusiasmati dalla discesa alpinistica di Vincenzo che ci superava ed aspettava
ogni cento metri di strada.
Più si scendeva e più la neve come ovvio diminuiva, ricominciava a fioccare e
riponiamo le ciaspole tra gli agganci
dello zaino. Ogni tanto uno sguardo tornava all'indietro verso il
Raiamagra e immaginavo tutta la
giornata e l'escursione passata da poco. Volevo non finire quella pista,
ritornare su, magari percorrere un altro sentiero, ma la luce cominciava a
scarseggiare e il ritorno si faceva quasi obbligatorio.
La pista finiva, il maneggio rispuntava all'orizzonte e quasi come una "follia"
dell'anima invece di percorrere la strada meno "trafficata" proseguo verso gli
impianti di risalita, ad osservare la gente che impazziva per la neve e i tanti
sciatori giunti in questa Domenica.
Tanta gente, tante emozioni e tante parole che vagavano nell'aria e si
allontanavano da me nell'istante in cui superato quel cancello di legno ritornai
nell'auto e senza parlare ripresi la via di casa.
Angelo Mattia Rocco
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