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CRONACHE PICENTINE (e non)
2 settembre 2012
i giovani più giovani
L’Alpinismo Giovanile costituisce un settore particolarmente importante del Club Alpino Italiano, in quanto destinato all’ educazione alla montagna degli infradiciottenni. La nostra Sezione prevede un’apposita Commissione ed uno speciale programma dedicato a questa attività, realizzata con l’impegno di soci particolarmente sensibili e con la guida del responsabile Ciro Nobile (ASAG, ovvero Accompagnatore Sezionale di Alpinismo Giovanile). Fra di essi Lucia Del Regno, cui era stato affidato l’incarico dell’escursione del 2 settembre u.s., lungo il circuito della Raiamagra. Tuttavia, vuoi per assenze, vuoi per altri legittimi impedimenti, Lucia è venuta a trovarsi sola. Ha pertanto chiesto aiuto ai fratelli maggiori, ovvero ai responsabili dell’escursione ordinaria di quella data, prevista in zona prossima alla, Raiamagra, ovvero sulla Montagna Grande. La richiesta è stata volentieri accolta, con una previsione di variazione di programma ovvero con abbinamento almeno parziale al percorso degli adulti. Vale a dire che i giovani avrebbero seguito il gruppo per circa un’ora nella prima parte dell’itinerario - Cappella di Santa Nesta – Vallepiana - per poi sostare in quella conca per una caccia al tesoro ed altri giuochi. Nel gruppo si sarebbe trovato un volontario disposto a collaborare con Lucia che con fede ed entusiasmo era disposta a sfidare anche i minacciati sfracelli meteorologici, Questi ultimi non si verificano. Il gruppo si avvia pertanto sotto un sole pallido ma via via più deciso, arricchito da una pattuglia di minorenni. Il più anziano e prestante di loro (Raoul) viene dotato di nastro bianco-rosso per contrassegnare i punti equivoci del sentiero del ritorno, Non ce ne sarebbe peraltro bisogno perché il percorso è ben segnalato ed a anzi i ragazzi fanno a gara nell’avvistare i segnali stessi. Essi procedono con scioltezza, (non così tutti i genitori) tant’è che a Vallepiana si arriva ben presto. Appare naturale allora decidere di proseguire tutti insieme: i “giovani” torneranno indietro più ... avanti, ai primi cenni di fatica. Ma quale fatica? Emanuele prende decisamente la testa ed anzi bisogna trattenerlo. Ci pensa il saggio Raoul secondo le indicazioni dei direttori di escursione. Nadia, Alessandro e Monia si sgranano nel gruppone, ma non sono gli ultimi. Inutile parlare di Carmine (Nobile) figlio d’arte e già esperto anche nel vero e proprio alpinismo. Vanamente qualche genitore spera nel dietro-front. A poco a poco, svolta dopo svolta, rettilineo dopo rettilineo, si procede attuando la politica del carciofo. Tutto ci invita a farlo: l’aria è abbastanza fresca, essendosi attenuata la calura dei giorni scorsi e la grande copertura dei faggi, ancora verdi e quasi luminosi, ci accoglie e ci conforta. Il tronco più grosso è incavato da una nicchia: è la c.d. “Nicchia di Diana” dedicata alla direttrice della odierna escursione. La invitiamo a sistemarvisi per la prima foto ricordo. I ragazzi le fanno lieta ed appropriata corona. Si sale con gradualità ancora tra gli alti fusti; sollecitiamo i discepoli a interpretare bene i segnali, specie quelli di svolta, a leggere il territorio, a ricercare eventuali tracce di animali selvatici. Si presenta qualche tornante più deciso: gli escursionisti si distanziano, ma ancora una volta non sono i giovani a restare in coda ed ancora una volta nessuno chiede di tornare indietro. Si prospetta però un dubbio: ma questa Montagna Grande dov’è ? Si intravede, se mai, attraverso qualche raro oblò tra i faggi, a mezzogiorno, la lontana sagoma della Raiamagra. Il dubbio non scoraggia nessuno, ma induce anzi a perseverare, tant’è che dopo circa due ore di marcia, quando bisogna abbandonare la strada sterrata per affrontare - per tracce di sentiero e con pendenza maggiore - lo spallone occidentale della Montagna Grande prendiamo la decisione definitiva stabilendo di non frazionare il gruppo. A questo punto, del resto, siamo a metà cammino e tornare indietro o andare avanti più o meno si equivarrebbero. Si procede sempre al coperto, tra faggi e maggiociondoli provati dalla siccità e qua e là intervallati da bianchi massi e luminosi praticelli. Non più fiori, per la stagione inoltrata ed avara. Invano speriamo qualche piantina di fragola sfuggita al pascolo dei bovini. L’erta si impenna e saliamo sentendo vicina la meta, sospinti dai nostri eroi, i giovani, più giovani. Buio a destra, vegetazione intricata a sinistra; non ti accorgi che l’erba si allunga ed è puntuta di asfodeli essi pure rinsecchiti. Il prato all’improvviso si allarga, si allunga, tocca il cielo. Più niente ti ostacola, sei libero, sei in cima, sei in cielo: in cielo ti pare sospeso questo prato che è spuntato inatteso ed improvviso quando eri convinto di rimanere nel bosco. E’ il bosco stesso che ti accerchia, ma rimane rispettoso sotto il prato finale, a far sì che tu non veda e non senta continuità fra le pendici del monte e la sua particolare cima, a far sì che tu la percepisca isolata e sospesa. La Raiamagra di fronte nulla toglie a questa sensazione, ma anzi la rafforza presentandosi quale cortina del cielo in cui navighi. Ancora foto ricordo, con la dovuta evidenza e gli elogi ancor più dovuti alla pattuglia dell’Alpinismo Giovanile che completerà poi con grande disinvoltura la sua impresa tuffandosi tra i faggi ancor più svettanti della conca finale che precede il vallone della Raiamagra profondo e verdissimo. Onore dunque a questi ragazzi ed ancora un invito ed un fermo proposito: essi non aspettano che il nostro esempio e la nostra attenzione. Dedichiamo loro un po’ delle nostre escursioni: ci ripagheranno con la loro gioia e la loro vitalità. Saremo anche noi con loro in qualche modo…. i giovani più giovani.
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