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CRONACHE  PICENTINE  (e non)

 

22 febbraio 2015

 

dai Picentini alle spiagge

 

Dai monti Picentini alle spiagge di Salerno, anzi al suo Lungomare, il passo è breve. E’ breve da punto di vista della distanza geografica, un po’ meno da quello della distanza storica. La storia cui faccio riferimento (e me ne scuso)  è quella personale di chi per trent’anni ed oltre è andato su e giù per i Picentini: una storia lunga ed una distanza temporale non brevi,  eppure divenute brevissime quando te le trovi improvvisamente alle spalle. Improvvisamente ed inopinatamente perché non sei tu che hai saggiamente programmato di dedicarti al mare, alle conferenze, ai musei od ai più tranquilli eventi del Touring Club, ma sono le ginocchia che hanno detto irrevocabilmente basta.

Anche in questo caso, dunque, il passo è breve. Tanto breve che quando ti ritrovi alla libertà condizionata del Lungomare e quando incontri gli amici che ti chiedono “come mai” (come mai qui e non in montagna?) oppure “come stai?” (sono quelli che lo sanno) quei trent’anni ti sembrano un sogno. Ed infatti, se da ragazzo, avevi sempre sognato di superare i varchi dei monti e di esplorare  quel mondo misterioso e bellissimo che essi ti promettevano, può essere benissimo che questo sogno poi non lo hai veramente realizzato, ma che hai solo immaginato.

Hai immaginato gli affascinanti e paurosi baratri dell’Accellica, hai immaginato di accompagnarvi per la sua prima volta Diana (quella Diana che poi sarebbe giunta a traversare senza di te le due vette), ha immaginato le radure circolari del Polveracchio, bianche di neve nella parte ombrosa e azzurre di crochi nella mezzaluna del sole, hai immaginato le punte rosse delle gemme dei faggi stagliantisi contro il cielo pallidamente azzurro dell’inverno, di salire di notte sulla Raiamagra guardato da un disco lunare tanto pieno e luminoso da confondersi con un sole appena velato. Hai sognato, ancora di notte, di ballare coi lupi ovvero, più modestamente, di correre sciando sul piano Laceno assieme ad un coro di cani amichevoli e festanti (ma un lupo vero sul Polveracchio pure ti pare di averlo tallonato). No, non hai mai veramente vissuto la singolare emozione di contemplare  tre bionde giumente, vigili e trepidanti, che sul prato del Migliato vegliavano i loro puledrini appena partoriti, stesi tra le loro zampe. Ma si, hai solo sognato il festoso giallo delle cascate dei maggiociondoli e di poderose ferule ed il rosa delle distese delle orchidee;  forse solo su Google hai individuato una rara e strana pianta avente un castone di bacca sopra la  foglia e non presso lo stelo (“ruscus ipoglossum”). Ancora, solo con la fantasia e con il brivido del sogno, hai vissuto l’avventura di una comitiva dispersa tra Motola e Cocuzzo, incapace di trovare la via del ritorno e rotolante su balze non decifrabili alla fioca luce dell’unica pila rimasta. E le discese a capofitto su sci traballanti nel catino della Vallerotonda ed una esaltante quanto improvvisata gara di corsa con Antonella sulle nevi del Matese, incitata dagli “hop hop” di Lorenzo.

E infine, la  colonna sonora dei canti caini non l’hai creata sul campo, ma è solo un’eco subliminale, derivante da chissà quali reminiscenze musicali.

E mentre così derubrichi i tuoi ricordi, scorri sul Lungomare il rosario dei monti che puoi avvistare in successione: la piramide sghemba del Cocuzzo, la massa trapezoidale del Motola, il duplice profilo di Cervati e Mercuri, il bitorzoluto Gelbison, il triangolo dello Stella cilentano.

Dei Picentini altro non vedi, traguardando tra i palazzi di Via Velia, che il Pizzo San Michele e, specie se innevato, nemmeno vorresti vederlo, poiché non c’è maggior dolore che ricordarsi dei tempi felici nei momenti della miseria, come ben sanno Paolo e Francesca ed ora sa anche Francescopaolo.

A questo punto, mentre il torrente della memoria sta per travolgerti, incontri l’ennesimo amico del “come mai” (come mai non sei in montagna?) e non puoi che rispondergli: “In montagna, io? Ma se era solo un sogno!”

Francescopaolo Ferrara

 

Nota: Quest’ultimo scritto dovrebbe chiudere, anzi chiude “per motivi indipendenti dalla nostra volontà” la rubrica delle “Cronache Picentine”.

Tuttavia, sogno per sogno, chi vieta di sognare di poterle riaprire?