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il "bollino" del 2013


CRONACHE  PICENTINE  (e non)

 

agosto 2013

 

Agosto, montagna mia non ti conosco

 

“Agosto montagna mia non ti conosco” era il titolo di un fondo del n. 2 del nostro notiziario (anno 1988!) che per prevenire e stigmatizzare la concorrenza del mare nei mesi estivi si sforzava di dimostrare come e quanto meglio fosse non abbandonare mai la montagna ed illustrava il ventaglio delle escursioni agostane. A quanto pare ci siamo riusciti. Infatti, da allora, ad ogni agosto non sono mai mancate (oltre a talune settimane alpinistiche) le “prescritte” escursioni locali, puntuali e ben frequentate, anche da soci e simpatizzanti residenti altrove. Un’unica condizione: quella cioè della esclusiva destinazione nei monti Picentini,  notoriamente più freschi e raggiungibili senza incrociare i vacanzieri del mare.

Per la verità quest’anno l’immersione nel verde dei Picentini è già iniziata da luglio, in lotta con i temporali pomeridiani. E così alle fresche acque dello Scorzella si sono unite quelle meteoriche il 14 luglio, con allegra fuga finale. Ancora sui Picentini, in omaggio obbligatorio al festival del cinema di Giffoni, siamo stati e saremo tra i castagneti, gli aceri e le felci di quella valle, pur riducendoci a quote e dislivelli modesti (21 e 28 luglio).

 

Un brusco mutamento di rotta il 4 agosto: ascensione all’anticima occidentale del Polveracchio, la Raianetta. Per complicarci la vita affronteremo il percorso da una quota più bassa della stessa Acerno, ma ne varrà la pena, poiché saliremo il Vallone di Femmina Prena  (bacino del Tusciano) tra i rivi e le cascatelle che riflettono le luci radenti del mattino, tra muschi e felci, fino ad emergere al valico superiore ove inizia la Costa della Praina. La mole rocciosa della Tempa del Castello sembra ammonirci a non sfidare le altezze, ma noi la schiveremo risalendo  il sentiero n. 167, la cui regolarità smorza la fatica della salita, confortata del resto dall’ombra degli alti faggi che riempiono il versante N.O. della montagna. Intorno ai 1500 metri si emerge nella luce e ci si può affacciare sulle verdissime valli sottostanti, mentre questa volta la turrita corona della Tempa Castello appare vinta sotto di noi. Con un ultimo strappo, lungo il sentiero che è alle spalle della dorsale, attingeremo la cima della Raianetta (1622), ove la vista si apre ampia e definitiva sulle restanti gobbe del Polveracchio, sull’alta valle del Sele su quella del Tusciano e fino al mare.

 

Non potrà mancare, la domenica successiva (11 agosto) l’omaggio all’Accellica, regina dei Picentini. Anche stavolta partiremo da quota acernese ovvero con il sentiero 103 dei monti Picentini, che ripercorre la via seguita da Giustino Fortunato. Ai rigogliosi castagneti seguiranno le felci ed i cerri del tratto (tormentato da vegetazione infestante) che mena alla fontana di Acquafredda, ove berremo tra giovenche e giovani manzi. Il sentiero sembra buttarci verso l’esterno del monte, ma si raddrizza poi deciso (anche troppo) verso la cresta, chiedendoci un ultimo sforzo. Anche stavolta ne varrà la pena. Il valico del Timpone 1444 m (nostra meta ufficiale) domina le valli del Picentino e del Tusciano e  ci consente di apprezzare la caratteristica dorsale dell’ “aerea arditissima Celica” (parole di Giustino Fortunato). La cresta è tutt’altro che rettilinea e si torce, anzi, come un destriero ribelle che voglia scrollarci dalla sua groppa. Ma gli amici del gruppo “Accellica 2000 di Giffoni Valle Piana” ci aiuteranno a domarla e -se del caso- a  proseguire la cavalcata verso la cima sud (variante facoltativa).

 

Il re dei Picentini, ovvero il Cervialto, quest’anno (domenica 18 agosto) non lo affronteremo, ma lo lambiremo mantenendoci nei suoi vestiboli: Cervarolo e Cervialto. Il Cervarolo si trova in territorio di Bagnoli Irpino, il Cervarulo in territorio di Calabritto. Il primo è costituito da una morbida ed allungata dorsale che si affaccia sul Piano Laceno, il secondo, più nascosto e meno lungo, ma poco più alto, si affaccia su Piano Migliato. Entrambi comunicano fra loro e costituiscono i contrafforti (rispettivamente a nord e ad est) del Cervialto, massima cima dei Picentini.

Chiariamo altresì che  nonostante la ripetizione dell’etimo “cerv” i  cervi non c’entrano. E’ invece molto più probabile che la denominazione sia da accostarsi alla parola coacervo, in latino coacervus, vale a dire ammasso di pietre e di rocce. Per nostra fortuna le rocce sono vestite da ricchi boschi e ne godremo la frescura,  favorita (sinora e speriamo che duri!) dall’assenza dei piromani.

Il nostro percorso inizia dalla strada che da Lago Laceno porta a Lioni; dopo circa due km lasceremo le auto in località Vallepiana (1200 m) presso un costone prativo che, una volta risalito ci rivelerà dapprima una amena spianata erbosa e poi un sentiero tra piccoli faggi; volgendo quindi a sud risaliremo la dorsale del Cervarolo, la cui cima è a quota 1546. Da tutto lo spallone godremo sempre, ad ovest, la vista del Laceno e  del suo piccolo lago; a sud incombe invece la possente mole del Cervialto. Giuntivi sotto, al valico di Giamberardino (1500 m), svolteremo ad est alternando stradoni e sentieri, per risalire poi alla cima del Cervarulo (1632 m)

Ampio panorama: a nord verso Lioni e la valle dell’Ofanto, ad est verso l’alta valle del Sele, a sud verso piano Migliato ed il Polveracchio; ad ovest verso il vicino Cervialto.

Dalla cima, dopo la sosta di rito, scenderemo lungo il filo della dorsale,  in prevalente direzione nord, fino discendere nell’ampio Piano di Sazzano, parallelo dal Piano Laceno e separato da esso dal Cervarolo. Di fronte a noi la scabra spalliera di Aria della Preda, più in là il Calvello.

Da una sorgente sulle  pendici dell’Aria si avvia verso oriente un corso d’acqua che, assieme ad altri rivi,  andrà a confluire nel Rio Zagarone di Calabritto e quindi nel Sele.

Attraversato il Piano, verso nord-ovest, affronteremo una breve risalita che ci porterà sullo stradone pedemontano del Cervarolo e quindi ad un piccolo valico collocato alla sua estremità settentrionale. Riguadagneremo quindi il suggestivo sentiero dell’andata che ci ricondurrà a Vallepiana,  percependo i richiamo lontani dei vacanzieri del Piano Laceno e lanciando un ultimo sguardo ai riflessi del tramonto sul Lago Laceno (o di quel che ne resta.)

 

A questo punto, 25 agosto, proprio non potremo dire di non aver conosciuto la montagna. Ma per non farci mancare niente ecco un articolato e suggestivo circuito tutto acernese (o quasi).

Aggredendo la montagna senza avvicinamenti in auto, dalla periferia est di Acerno (Capo Casale) si affronta la mulattiera che attraverso i castagni reca al Varco di Bote (Croce del Magnone) Di qui  un piacevole su e giù lungo la panoramica dorsale di Costa San Donato. Discesa quindi nella Vallebona, cuore dei Picentini acernesi, prima per sterrata e quindi attraverso un sentiero sempre più segreto e suggestivo, tra faggi e muschi, fino ad un roccioso anfratto laterale in cui umile ma preziosa sgorga la prima sorgente di Tannera.  Breve risalita e quindi discesa fino alla confluenza tra Tannera e Cantariello. Successivamente si danza,  anche con ripetuti guadi, un po’ sulle rive, un po’ sui sassi. Le scivolate ed i bagni non previsti, ma forse desiderati, fanno parte del divertimento. Alcuni tratti caratterizzati da salti ci costringeranno a risalire per guadagnare il sentiero praticabile, con suggestivi scorci panoramici sulla forra.

Presso il Ponte Pinzarrino, meta finale ove avremo opportunamente lasciato qualche auto, ad onta della lunghezza del percorso e del primo calare del sole ci chiederemo: “ma come, è già finito?”

 

Nota bene: Le descrizioni con relativi dati tecnici le troverete in altra parte del sito e nelle News Letter di agosto. Questa è solo una “cronaca” preventiva e non successiva, per così dire a futura memoria, sospesa tra ricordi, impressioni e previsioni.

Francescopaolo Ferrara