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il "bollino" del 2011

 

 


CRONACHE  PICENTINE  (e non)

 

7 agosto 2011

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Fratello Carlo, Sorella Licina

 

Sette agosto 2011; qualcuno chiede: “Faremo lo stesso l’escursione, avendo appena perso Carlo (Ricciardi)?”

Si, la faremo e non perché “lo spettacolo deve continuare”, ma perché, come già (purtroppo) in altre occasioni il ricordo degli amici caini va vissuto anche sulla montagna.

La montagna è la Raia della Licina, presso Acerno ove ci ritroviamo per il consueto appuntamento. Il clima di festa del paese (festa patronale, è San Donato) stride con quello dei nostri animi; lo splendore della bella giornata estiva è però opportunamente attenuato da un velario di foschia.

La carovana di auto risale lentamente la via della Croce del Magnone, più che mai dissestata. Parcheggiamo nell’ampia piazzola fronteggiante l’Accellica e proseguiamo in lieve discesa fino alla gola del Pizzillo, godendo del residuo fresco della mattina. Lo stradone, che risale tra i faggi sempre più svettanti, viene tagliato con più scorciatoie; nei pressi del Varco di Vallebona curviamo decisamente a destra per guadagnare l’ampia dorsale della Raia della Licina. Questa è la più meridionale di tre montagne sorelle e parallele: Raia della Licina, Raia della Scannella, Raiamagra; il suo nome deriva dal leccio od elce, ma di tale diffusa specie quercina non vedremo traccia, almeno nella zona da noi percorsa. Prevale invece la faggeta come in tutto l’Appennino di una certa quota. Ampio ed agevole è lo spallone, dorato di erba matura e punteggiato da garofanetti silvestri, che percorriamo in saliscendi, con direzione est. All’andata aggiriamo da nord, lungo un tratto ben ombreggiato, la cima vera e propria (m.1472) per spingerci fino all’estremità praticabile del rilievo (M. Vallebona m.1402) che si interrompe bruscamente precipitando nel Vallone Pinzarrino, affluente del Tusciano. A queste colonne d’Ercole ci arrestiamo e sostiamo per ammirare l’ampio panorama: la Valle del Tusciano e quindi la piana del Sele fino al mare; sfioriamo con lo sguardo il Monte Raione ed il Castello di Olevano; di fronte a noi il Filigatti e il Polveracchio; a occidente l’Accellica. Sfumano più lontani gli Alburni e i Lattari.

Manca qualcosa e qualcuno: mancano le  imperiose e talora preoccupate richieste di Carlo: “E’ questa la meta?” “Dopo dove ci porti?” “Non deviare dall’itinerario previsto” “Non facciamo tardi!” “Ci siamo tutti? Non vedo Pasquale…”

No, non ci siamo tutti, caro Carlo, manchi tu, manca Lorenzo, manca Francesco Raso, l’altro Carlo, mancano Marco e tanti ancora: Purtroppo quando la famiglia è numerosa ed unita  per inesorabile legge statistica i vuoti, con l’avanzare del tempo, diventano tanti e si fanno sentire….

“Cadono fiori su fiori dall’albero della tristezza…”(Hermann Hesse)

E la tristezza si scioglie nella nostalgia e nella fede del canto del “Signore delle Cime”, che tentiamo sulla vetta minore del monte. Il tentativo è assolutamente inadeguato, per la povertà dei nostri mezzi vocali, ma nasce sentito e forte dai cuori.

In qualche modo consolati dalla fraternità del canto e più ancora dalla dolcezza della nostra sorella montagna, proseguiamo il nostro itinerario, raggiungendo stavolta la prima cima del monte ed ivi sostando ancora in contemplazione ed amicizia, in quell’amicizia che vedeva in Carlo un genuino ed efficace campione.

In questo spirito, ritornati a valle, faremo anche visita a Sandro Giannattasio, camoscio inopinatamente incespicato sulle balze dell’Accellica. Ne constatiamo sollevati il recupero e - probabilmente invano - gli raccomandiamo prudenza per il futuro.

Per tutta risposta egli ci fa affacciare dal suo terrazzo che si apre sui monti Picentini; diamo ancora uno sguardo all’Accellica, al Polveracchio e perché no anche alla Raia della Licina, loro sorella minore, così tornando il nostro pensiero al tema della trascorsa giornata…

 

Sorella Licina, Fratello Carlo…

Francescopaolo  Ferrara

 

CARLO RICCIARDI

non è più tra noi

La Sezione di Salerno del Club Alpino Italiano

che lo ebbe tra i suoi fondatori e componente del Consiglio Direttivo e che con orgoglio lo ha visto Presidente della Delegazione Regionale Campana, lo rimpiange con viva nostalgia.

Unendosi al dolore della famiglia, la Sezione ricorda le singolari doti di ingegno e calore umano e la grande capacità di amicizia di Carlo, pienamente coerenti ai valori della montagna.