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4 gatti sul Filigatti

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CRONACHE  PICENTINE  (e non)

.

QUATTRO GATTI sul FILIGATTI ?

 

(OVVERO: Cronaca anticipata dell’escursione del 9.8.2009)

 

Potrebbe anche essere (che saremo solo quattro), considerato che, secondo i più triti luoghi comuni, la stagione estiva  è inoltrata e la calura è imperante. Ma vogliamo augurarci che non sia così, anche sulla base di passate e frequentate esperienze, esse pure estive.

D’altronde i gatti non hanno nulla a che vedere col Monte Filigatti che molto più verosimilmente deriva il suo nome dalle felci; vale a dire che trattasi di un “Mons Felicatus”.

E davvero pieno di felci è l’inizio del nostro percorso, che si diparte dal luminoso Piano Tizzano, pochi chilometri dopo Acerno, sulla via di Piano del Gaudo. Lo scenario è costituito da robusti e ben coltivati castagni, ai cui piedi verdeggiano in questa stagione origano e felci. Il sentiero, ampio e sterrato in principio, è il 114B dei Monti Picentini; direzione ovest, quota 915. Dopo meno di mezz’ora tuttavia la rotta si inverte: si lascia il tracciato segnato per guadagnare un viottolo che volge a nord-est; abbiamo lasciato anche i castagni per guadagnare cerri e faggi. Stiamo salendo le Coste del Filigatti, contrafforte meridionale  del monte e circa un’ora dopo o poco più siamo al valico che separa le Coste dal Filigatti propriamente detto. Qui i faggi svettano altissimi realizzando un singolare contrasto con la concava insellatura del valico. Quest’ultimo ha due sbocchi: il primo verso il Pinzarrino (est) il secondo verso il Gaudo (sud ovest) Prenderemo quest’ultima direzione per un po’, ma la lasceremo presto per affrontare la seconda e definitiva salita (ovest). Prima sterrato, poi sentiero, poi quasi più niente. La pendice va risalita in diretta ma senza sforzo di pendenza. L’unica difficoltà è costituita dal fitto sottobosco. Ma non mancano i tratti più aperti, veri e propri prati di origano che tentano l’ingordo raccoglitore. Se proprio non potete astenervi, almeno non strappate le radici!

Volgendo decisamente a sud, in piena luce, apprezzeremo la vista della verdissima spalliera del Polveracchio e la serena ampiezza del sottostante Piano del Gaudo. Quindi, fronte a sinistra e rientro nel bosco  (e nel frascame) per attingere la vetta. Vetta del Filigatti? per vero le carte non segnano tale nome sulla cima, ma un po’ più giù e i locali chiamano la montagna “Raia di Giorgio”  o “Serro Tondo”

Discutendo sul nome più autentico, faremo un po’ di su e giù tra piccoli dossi e piccole conche, con prevalente direzione nord, per risalire infine l’ultima dorsalina che si apre sull’ un ampio pianoro di cima (m.1420) punteggiato di fragole e/o lamponi, a seconda della stagione o dell’annata. Il sopralluogo di quest’anno, per vero, ha denunciato lamponi, forse anche perché le fragole erano già state raccolte in prevenzione. Altre volte invece erano state queste ultime ad abbondare, tanto da ispirare l’ode allegata, di stampo carducciano (vedi a piè pagina, per chi avesse la forza di leggerla).

Fragole o lamponi che siano, si spera che rimangano l’interesse e l’attenzione che questa cima merita, dal momento che ci propone una visuale inedita per la sua prospettiva. Di fronte e prossima a noi la Riamagara, a sinistra tutta aperta e suggestiva la Vallebona, tra Scannella e Licina. Nell’angolo di nordovest uno scorcio inusuale dell’Accellica, le cui due cime da qui appaiono torreggianti e verticali come non mai, giacchè rimane celata l’orizzontalità delle sue braccia.

A seconda dell’ora si sosta (o non si sosta) sul pianoro sommitale.

Subito dopo la discesa, per tracce e piuttosto a capofitto verso Piano del Cupone, districandoci all’inizio nel frascame.

La pendenza si addolcisce man mano e ci porterà in un’altra sterrata che contorna il Piano del Cupone o di Tannera(m. 1100) Il Piano a quell’ora è e in questa stagione è poco simpaticamente assolato. Rifugio quindi sotto gli alberi che lo coronano e parca colazione (se non si è già provveduto prima) Non è infatti il caso di esagerare, poiché ci aspettano due risalite: la prima fino al margine della Grotta Strazzatrippa (roba per speleologi) la  seconda per riemergere, dopo la discesa in un profondo canalone, sulla parte alta del sentiero 114 B. Dall’altezza del sentiero, sentiremo presto lo scroscio, allentato ma non domo, del Pinzarrino che corre nella profondità della forra. La stradina è malagevole in qualche punto per la presenza di un invadente novellame di faggio e di tronchi caduti. Su e giù, su e giù nella calura del meriggio, peraltro temperata dalla vegetazione e da anfratti rientranti. Dopo un’ora circa dalla ripartenza del Cupone cambiamo versante per riportarci alla piena luce del Tizzano nel quale - dopo aver ritrovato l’incrocio che all’andata ci ha portato al Filigatti - caleremo in verosimile disordine e senza seguire la strada, consentendolo la dolcezza della pendenza. 

Sono passate poco più di sei ore dalla partenza (soste comprese e salvo errori od omissioni) ma l’intensità e la varietà dell’escursione  farà sì che ai quattro (o quarantaquattro) gatti sembrerà di essere appena partiti.

 

Commento poetico:

 

                   IDILLIO ALPESTRE

                  ovvero: Peroccole e fragole

 

 

                   Sopra il verde Filigatti

                   Pei Caini è un bel danzar,

                   Un tappeto di smeraldo

                   Sotto il cielo il monte par.

 

                    Nel mattin già riscaldato

                    Sotto il sole del tepor

                    Sparsi salgono i Caini

                    Graveolenti di sudor.

 

                    Essi  vengon da  Salerno

                    Ma son stati prima al bar

                    Di  Lucia le ghiotte paste

                    Han voluto strafocar.

 

                    La Fiumara lenta scroscia:

                    Poi che inaridito è il suol

                    E chi il petto, chi la coscia

                    Mette nudo al primo sol.

 

                    Vallebona e Polveracchio

                    Direttor vorria spiegar:

                    A nessuno importa un cacchio

                    Per le fragole  son là !

 

                    Chi  ne rempie le mutande

                    Chi si ingozza là per là,

                    Chi ha portato un bel cestino

                    Per poter meglio razziar.

 

                    Chi si toglie gli scarponi,

                    Chi si ammacchia a far pipì,

                    Guarda e freme un pastorello

                    Che il suo gregge mena lì !

 

                    Nella Grotta Strazzatrippa

                    In agguato se ne sta        

                    Con peroccola nodosa

                    Vorria tutti mazzolar.

 

                    Ma lo accosta una Caina:                      

                    La sua fragola gli dà,

                    Lui le porge il mazzapicchio                          

                    Pace e amore regnerà !     

 

                    La morale da imparare

                    Nella fiaba sempre c’è:

                    Una cosa devi dare,

                    Se una cosa vuoi per te !                   

 

Francescopaolo Picentino


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