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il "bollino" del 2011



CRONACHE  PICENTINE  (e non)

 

27 febbraio 2011

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L'appuntamento

 

(Circuito della Raiamagra con sorpresa)

 

L’appuntamento di cui stiamo per parlare non è quello immancabile con la vetta,  fondamentale per chi percorre la montagna; non è nemmeno quello della domenica mattina, meno importante ma pure necessario, al quale qualche caino giunge sempre in ritardo. No, è un altro tipo di appuntamento, nocivo e controproducente nella nostra economia. E’ l’appuntamento per il dopo escursione che qualcuno si ostina a prendere, ad onta degli avvertimenti dei saggi: “Si sa quando si parte, ma non si quando si arriva!”  “Non  mettetevi e non metteteci ansia di orari” “La montagna è un’amante gelosa che non tollera convivenze e concorrenze”  Macché! C’è sempre qualcuno che più o meno segretamente coltiva  un teatro, una cena, un balletto…insomma un dopo gita.

Orbene, domenica scorsa, (una domenica di cui parliamo anche a nostro scorno, ma per superiore scopo didattico) uno dei nostri  covava la serpe, anzi l’appuntamento in seno.

Nulla dice all’inizio ad evitare ripulse o diffide.

Ci avviamo pertanto sereni e rilassati, sotto un sole splendente, da Laceno in direzione sud. L’intenzione sarebbe stata quella di scendere dal Colle al Prato del Leone per poi guadagnare il rotondo anfiteatro del Piano del Cupone.  Invece già nel Piano Acernese  la neve denuncia grosse fallanze. La precipitazione è stata avara e gli spazi aperti e soleggiati ne hanno fatto giustizia. Ci dirottiamo pertanto ad ovest sul noto itinerario del circuito della Raiamagra, più impegnativo, ma più stimolante. Qui la neve diventa sempre più abbondante e ci regala i suoi consueti scenari fantastici, specie nel valico sovrastante la Fossa del Caprio. Il sole filtra pieno e vincente tra le cortine degli alberi e sottolinea un tale sito di armonia e di pace che vorresti restarci, indefinito e sospeso.  Proseguiamo invece per la successiva e breve discesa, ma non velocemente, non consentendolo la morbidezza del manto. Meglio così per i principianti.

Breve sosta a Valle d’Acero ove, dal Varco della Pica, si infila un venticello maligno. Sappiamo d’altronde di dover affrontare gli ultimi cento metri di una salita piuttosto severa, fino alla Loggetta. Speriamo di attestarci lì di fronte all’Accellica per la sosta gastronomica. Ma  il vento non lo permette. Deviamo, allora, verso  una  nota e più riparata radura posta all’inizio della via di discesa, sul lato nord del monte.

E qui spunta la serpe. Quel qualcuno - che indicheremo solo con P. per doveroso riserbo – scopre le carte: “Ho un appuntamento per le 18, non mi fermo a mangiare, proseguo”. “Ma ti ricordi la strada? Attento ai bivi!”  “Ma si, l’abbiamo fatta tante volte.”

Che dire, non possiamo legarlo. E mentre noi sostiamo lieti e rilassati (qualcuna si  è trascinata fino a qui persino due bidoncini termici con minestra calda!) lui va verso l’ignoto.

Ci tratteniamo tranquilli, sicuri che la seconda parte della giornata si preannunci anche migliore della prima. Il cielo si vela appena un poco, ma da questo versante non c’è vento. Il minestrone è gradevole. Ottimi sono anche i biscotti con l’uvetta ed il “caffè-sport”.  La compagnia è numerosa ed in forma. Pregustiamo una bella discesa, lunga, ma resa agevole dalla qualità della neve.  Nulla, insomma, lascia presagire inconvenienti o complicazioni di sorta. 

E invece…invece quando abbiamo da poco ripreso il cammino comincia il nevrotico concerto dei cellulari. E’ il nostro fuggitivo: “Francé, ma qua c’è un cartello per Valle d’Orno, sai dov’è?  Forse mi sono perso!”  “Torna indietro, la via non è quella.”  Cade la linea. La musica riprende a intervalli. “Io vedo Bagnoli qui sotto, che faccio?”  “Torna indietro sulle tue tracce, ti dico”  “In che direzione? e poi, poi le tracce non le trovo più, sono passati dei ciaspolatori.”

Faticosamente  recuperiamo la testa del gruppo, frattanto avanzatasi, e la fermiamo a quota 1340, presso un grosso albero cavo, la c.d. Nicchia di Diana.  “Avete visto le tracce di P.?” “Si è andato a sinistra.”  E qui scatta il falso sillogismo: Se P. è andato a sinistra ed ha sbagliato noi dobbiamo andare a destra. In un momento, con questo fallace teorema buttiamo a mare (o a valle) decenni di esperienza: dopo la nicchia di Diana si è sempre andati  a sinistra, se vogliamo a centro sinistra; P. ha sbagliato molto dopo e non qui. Intanto sbagliamo noi, in maniera consequenziale e speculare: Malum est diffusivum !  Ed infatti la presunta via di destra, dopo qualche centinaio di metri scompare improvvisamente, senza lasciarci alternative. Quella seria sarebbe di tornare indietro fino al punto noto della nicchia di Diana. Macchè: gli errori si riproducono come gli atomi, con reazione a catena. Del resto non c'è tempo e calma di riflettere,  turbati come siamo dai richiami di P. “Mi sono perso, qui non capisco niente, scendo verso valle, mi pare di vedere spazi più accessibili.”

Noi intanto ci apriamo a ventaglio. Io ed alcuni seguaci optiamo per la via, disagevole ma certa, del canalone che sappiamo confluire in Vallepiana. Altri becca un più alto sentiero di mezza costa che promette bene, siccome ben tracciato. Va da sé che gli sci ormai sono solo un sostegno o un impaccio, a seconda dei momenti.  Richiami reciproci:  “Scendete… salite…”  Macché, ognuno va per la sua strada; ci contentiamo di tenerci a contatto di voce. D’altronde abbiamo tutti il senso della direzione da seguire: più o meno est, verso il Piano Laceno.  Scavalcata una piega  del canalone, il mio gruppo guadagna più agevoli conche e può rimettere gli sci. Tra una radura e l’altra, tra un corrugamento e l’altro, spunta infine il ben noto corridoio delle ginestre (nero in questa stagione)  che viene subito dopo Vallepiana. Lo infiliamo con sollievo e con sollievo ancora maggiore ristabiliamo il contatto con coloro che avevano preso il sentiero alto, esso pure congiungentesi con il piccolo valico sovrastante la zona del Lago e la Cappella di Santa Nesta.

Il sollievo diventa definitivo con l’ultima telefonata di P. “Ho trovato una strada che mi ha portato qui sulla via asfaltata, presso una sbarra, anzi ci sono pure i carabinieri” (Spero che non li abbia chiamati lui!) “Ma sei a colle Molella?” Voce militare dal fondo: “Si è Colle Molella.”  “Aspetta che ti veniamo a prendere.” Saranno invece  i pazienti tutori dell’ordine riaccompagnarcelo al bar La Lucciola.

Non ho nemmeno il tempo di dire loro che avrebbero fatto meglio ad arrestarlo, per aver contravvenuto al primo comandamento, evangelico e caino al tempo stesso: “Non si può servire a due padroni”, ovvero,  “Gli appuntamenti per il dopo escursione sono severamente vietati”.

E il bello è che quando consultiamo l’orologio ci rendiamo conto che il nostro ineffabile reo farà ancora in tempo per il suo benedetto appuntamento !

Francescopaolo  Ferrara