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CRONACHE  PICENTINE  (e non)

 

marzo 2013

 

La via di Sabatino

 

Ricordare Sabatino Landi più che una pena è un controsenso.

Infatti si ricorda chi non c’è più, mentre lui è ancora presente tra noi ed ancora lo sarà per la ricchezza, la vitalità, la singolarità del suo profilo di uomo e di alpinista.

Più che il ruolo di presidente onorario, egli integrava un tratto particolare ed irripetibile della nostra Sezione di Club Alpino, un momento di verace “montanità”. E ciò non tanto per i suoi trascorsi del servizio militare nel Corpo degli Alpini, non per il suo prestigioso  ruolo di Presidente della Sezione Provinciale dell’Associazione Nazionale Alpini, non per le spedizioni da compiute, non per il suo essenziale contributo alla fondazione della Sezione  ed alla impostazione del  nostro notiziario, ma soprattutto per il suo genuino amore della montagna, un amore  manifestato sulle grandi vette, come sulle piccole, negli episodi importanti come nella frequentazione spicciola e per così dire domestica dei monti.

Tutto ciò lo sentivamo anzitutto noi vecchi soci che avevamo condiviso con lui il momento magico dei primi passi della Sezione, ma anche i giovani che, sia pure nella naturale dialettica generazionale, percepivano l’aura di rispetto e di autenticità che da Sabatino emanava.

Ma Sabatino non ha bisogno di elogi e tanto meno di elogi funebri. La sua autenticità e la sua personalità ci consentono di non conformarci ai ricordi ed alle rievocazioni nella consueta chiave  retorica.

Vogliamo invece ricordare Sabatino vivo e “normale” Sabatino nei suoi momenti quotidiani di amicizia e simpatia. Sabatino che brinda con noi ed intona cori alpini, pur non disdegnando i canti del nostro canzoniere (e fra questi quanti a lui dedicati!); Sabatino che pretende puntualità nella sosta pranzo; Sabatino che è capace di schiacciare il suo pisolino anche appollaiato sulla neve o su un letto di rocce aguzze; Sabatino che rotola paziente sugli improbabili percorsi sci-escursionistici trapuntati di pietre e rami sui quali lo costringevamo, industriandosi a frenare con la tecnica della raspa; Sabatino nel momento trasgressivo della sigaretta; Sabatino amorosamente accompagnato dalla sua fedele Emilia; Sabatino che nel prendere la parola, fra noi ed in altre sedi, non manca di rivendicare i meriti della nostra Sezione e di quelle meridionali e ci sprona ad impegni sempre maggiori.

Un aspetto particolare è stato già ricordato: Sabatino cercava sempre il suo percorso, anche nelle escursioni collettive, anche a costo di violare i canoni dell’ortodossia organizzativa. Il direttore di gita di turno, lo comprendeva e lo perdonava, certo che lui comunque non avrebbe turbato gli equilibri del gruppo.

Noi lo seguivamo con la coda dell’occhio, lui ci seguiva col cuore e ricompariva all’improvviso, come un elfo miracolosamente spuntato dalle sue grotte. Sarà per questa suggestione o magari per il suo berrettino rosso o forse solo per la sua naturale simpatia che gli avevamo elargito il giocoso titolo di “Grande Puffo”.

Ancora domani, percorrendo i sentieri di montagna dove lui tante volte ci ha guidato, la fantasia e la suggestione ci indurranno ad intravedere tra gli alberi e le rocce la sua cara figura; ancora ci sembrerà di sentire i suoi forti richiami.

Non apparterrà  però né alla fantasia né alla suggestione, ma ad una realtà incancellabile la fondamentale via che  Sabatino ha aperto per noi: la via del Club Alpino, la via della Montagna.

 

Francescopaolo Ferrara