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Norme autoregolamentazione CAI


LE NORME Dl AUTOREGOLAMENTAZIONE DEL C.A.I.

DICHIARAZIONE DEL CLUB ARC ALPIN (C.A.A.)
CONCERNENTE I PRINCIPI DI COMPORTAMENTO
NELLE ATTIVITÀ PRATICATE IN MONTAGNA

(Approvata dal Consiglio Centrale del 13 gennaio 2001)

 

Introduzione
Per tradizione, da oltre cent'anni i club alpini si sono sentiti e si sentono coinvolti in prima persona nelle questioni relative alle attività praticate in montagna e sono, nei fatti, i principali interlocutori per tutto ciò che concerne l'ambiente e lo spazio alpino.
Conformemente al loro statuto, infatti, essi hanno promosso e promuovono lo sviluppo delle pratiche della montagna e sono fattivamente impegnati nella protezione del suo ambiente. Attualmente, i club alpini delle Alpi e, segnatamente, il Deutscher Alpenverein (D.A.V.), il Club Alpino Italiano (C.A.l.), l'Oesterreichiscer Alpenverein (Oe.A.V.), il Club Alpin Fran~ais (C.A.F), il Club Alpino Svizzero (C.A.S.), il Planinska Slovenije (P.Z.S.), I'Alpenverein Sùdtirol (A.V.S.) e il Liechtensteiner Alpenverein (L.A.V.) hanno sentito il bisogno di un confronto e di una collaborazione più serrata che ha portato alla costituzione del Club Arc Alpin (C.A.A.), che li riunisce e li rappresenta nell'intento di assicurare un alpinismo responsabile conciliando gli interessi degli alpinisti con le necessità di un utilizzo responsabile e di uno sviluppo durevole dell'ambiente alpino e delle sue forme di vita.
Nel loro complesso, i Club Alpini europei riuniti in seno al C.A.A. rappresentano 1.600.000 soci, gestiscono 1.500 rifugi e contribuiscono alla manutenzione di centinaia di migliaia di km di sentieri escursionistici.
Dal gennaio 1996, inoltre, il Club Arc Alpin possiede lo status di osservatore in seno al comitato permanente della Convenzione delle Alpi.

È fermo proposito del C.A.A. contribuire:
- alla protezione della montagna e allo sviluppo durevole dello spazio alpino nel rispetto degli uomini che vi vivono;
- alla conservazione delle zone di montagna non modificate dall'uomo (dette zone wilderness);
- ad evitare regolamentazioni unilaterali e limitazioni della pratica alpinistica da parte delle autorità;
- ad assicurare e promuovere il libero accesso alpinistico in montagna come forma di un'esperienza unica che va garantita anche alle generazioni future.

Preambolo
I club alpini delle Alpi, riuniti nel Club Arc Alpin, essendo consapevoli
- del crescente attacco che pianificazione e urbanistica conducono nei confronti dello spazio alpino;
- dell'impoverimento progressivo dei fondamenti naturali della vita delle popolazioni alpine;
- delle minacce gravanti sulla varietà delle specie;
- dell'incessante abuso nei confronti del paesaggio alpino, sorgente copiosa d'esperienze e di ricreazione;
- del rischio del venir meno del naturale spazio di sviluppo per le generazioni future;

stabiliscono i seguenti principi di comportamento, riguardanti lo spazio alpino, che non costituiscono unicamente espressione delle intese reciprocamente e liberamente assunte ma, contemporaneamente, si indirizzano agli uomini politici, alle autorità e alla gente.

 

Dichiarazione
1. La libertà e la gratuità d'accesso alla montagna sono valori primari.
Ne è corollario la necessità di proteggere il patrimonio naturale e culturale che costituisce la montagna. Anche l'accettazione del rischio è parte integrante dell'alpinismo.

2. La limitazione e il controllo delle attrezzature d'accesso, quali l'utilizzo di mezzi motorizzati di ogni tipo, è una condizione della protezione dell'ambiente in montagna.

3. La moltiplicazione di nuovi rifugi e di rifugi-bivacchi in alta montagna non è auspicabile, né la trasformazione ditali rifugi in alberghi di montagna; il ricorso alla tecnologia moderna deve permettere una frequentazione in sicurezza, limitando gli impartì negativi derivanti dallo sviluppo di tali infrastrutture.

4. La tabellazione e la segnaletica devono essere efficaci ma discrete; possono anche essere rimesse in discussione in settori e vie dove la particolarità dell'ambiente lo richiede.

5. Le vie storiche dell'alpinismo devono essere mantenute nel loro carattere originale, così come l'apertura di vie nuove deve corrispondere ad un'etica di rispetto dell'integrità delle pareti, restando esclusa l'apertura dall'alto.

6. L'alta montagna deve essere preservata da attrezzatura pesante e la creazione di luoghi di scalate e di vie ferrate (se ne deve evitare la proliferazione) deve essere sottoposta ad una procedura di concertazione-convenzione. La descrizione di itinerari e la concezione di guide topografiche devono lasciare uno spazio a zone di piena avventura succintamente descritte o volontariamente ignorate.

7. Le competizioni sono di norma da evitarsi, particolarmente nei settori ancora preservati da ogni trasformazione, sensibili o protetti. I mezzi motorizzati devono essere limitati ai soli soccorsi; i rifiuti prodotti e i materiali utilizzati devono essere immediatamente rimossi.

8. Nell'ambiente di montagna è richiesto un comportamento responsabile per l'eliminazione dei rifiuti, il rispetto del silenzio, il ricorso ai mezzi di comunicazione che vanno limitati ad un utilizzo di emergenza o di semplice informazione.

9. Il rischio assunto e condiviso nello spirito di cordata è un momento culturale essenziale dell'alpinismo, così come la predisposizione a non alimentare contenziosi. La conoscenza ed il rispetto della montagna sono condizioni indispensabili per una sicura pratica dell'alpinismo.

10. I membri e i responsabili del CAA sono chiamati ad esercitare una grande vigilanza ed a intervenire presso le autorità competenti al fine di evitare ogni intervento limitativo nell'uso degli spazi di montagna.


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