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clicca qui per la Mozione congressuale sulle esigenze organizzative e operative presentata al 1° Congresso Nazionale degli Operatori TAM del 22-23 ottobre 2011 svoltosi a Pesaro |
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Responsabile: Myriam Caputo |
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Commissione T. A. M. della Sezione di Salerno: |
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Myriam Caputo - Responsabile Sezionale T.A.M. e Operatore Regionale della Campania |
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Rossana Braca - Operatore Regionale T.A.M. della Campania |
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Paola Daniele - Operatore Regionale T.A.M. della Campania |
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email: tam@caisalerno.it
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clicca qui per scaricare la terza edizione aggiornata ed ampliata de: I Quaderni TAM del Club Alpino Italiano - Norme di tutela dell'ambiente montano |
Cosa è la TAM, quando nasce e perché
L'acronimo T.A.M. significa Tutela dell'Ambiente Montano
L'omonima commissione è la naturale evoluzione della precedente Commissione Protezione della Natura Alpina (P.N.A.), con la quale il CAI iniziò intorno agli anni settanta, a raccogliere le forze di quei soci più sensibili che volevano contrastare il sempre più esteso degrado della montagna. Successivamente si comprese che la pura conservazione di alcune parti del territorio, ritenute di maggior valore, rischiava di diventare un alibi per la completa manomissione di tutto il resto, non tutelato. Inoltre si capiva sempre più chiaramente che la difesa dell'ambiente montano non poteva essere senza comprendervi il montanaro, che da sempre aveva utilizzato gli ambienti montani, modellandoli e trasformandoli in quello che oggi chiameremmo "neoecosistema". L'abbandono delle montagne e le trasformazioni urbanistiche ed economiche indotte dall'esterno, infatti, erano la causa diretta dell'impatto negativo sull'ambiente naturale. Il termine ambiente (che sostituisce natura) vuole essere, allora, segno di questa nuova consapevolezza. La tutela, rispetto alla conservazione, suggerisce un'azione interlocutoria con le forze economiche e sociali della montagna, ma anche esterne ad essa, che non possono essere solo contrastate e combattute, ma guidate e governate secondo una dimensione ecosistemica che ricollochi il montanaro al centro della gestione attiva del territorio montano.
Oggi si è fatto un ulteriore passo avanti, nella concezione ambientalista, in quanto con l'Anno Internazionale della Montagna (A.I.M. 2002) l'azione di salvaguardia fa proprio il concetto di “sviluppo sostenibile” delle montagne di tutto il mondo.
Questa lenta evoluzione della filosofia dell'ambientalismo del CAI, ha lasciato traccia storica in alcuni fondamentali documenti, con i quali nel nostro sodalizio si è cercato di chiarire quali dovevano essere le linee di comportamento e di azione affinché nell'associazione si attuasse il dettato degli ARTICOLI 1 e 13 dello Statuto:
Art. 1 - “Il Club Alpino Italiano (C. A. I.), fondato in Torino nell'anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l'alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”;
Art. 13 - “L’appartenenza al Club Alpino Italiano implica l’obbligo di osservarne lo Statuto, il Regolamento Generale e tutte le norme che vengono emanate, ai sensi degli stessi, dai competenti organi sociali”
Tali documenti sono il Bidecalogo (Brescia 4.10.1981); la Charta di Verona (1990); le Tavole della Montagna (Courmayeur 1995). Nelle Tavole di Courmayeur, ultimo documento approvato dall'Assemblea dei delegati di Pesaro, il CAI riconosce che anche le attività alpinistiche, se di massa, possono essere un elemento di alterazione significativa dell'ambiente montano. Si individuano, allora, una serie di comportamenti virtuosi che ogni singolo dovrebbe adottare nel suo rapporto con la montagna, secondo un codice di autoregolamentazione.
Il CAI ha un grande vantaggio: opera direttamente sul territorio e il suo sapere discende direttamente dal fare; questa è una ricchezza che in ambito ambientale non è stata mai veramente valorizzata, nel nostro sodalizio. È auspicabile, conseguentemente, che la nostra Sezione si sforzi di diventare (in parte lo è già) una comunità di alpinisti, consapevoli di operare in un ambiente, quello montano, fragile ed irripetibile; quindi sempre attenti ed attivamente coinvolti nella difesa della sua complessa identità ecosistemica. Questo presuppone una chiarezza di intenti e di visione da parte di chi nell'associazione, assume i compiti di dirigenza e coordinamento, a qualsiasi livello, amministrativo e tecnico, affinché i soci, pur ognuno con i propri interessi legittimamente diversi, possano essere educati a condividere, alcuni comuni valori e obiettivi, tra i quali quello della difesa dell'ambiente dovrebbe essere ineludibile. Sentirsi attori di un progetto collettivo che affonda le sue radici nello stesso humus culturale, quello che i nostri padri fondatori indicarono con grande chiaroveggenza: la conoscenza, lo studio e la difesa della montagna.
Come è strutturata e quali compiti si prefigge
Si riporta in modo schematico le fondamentali indicazioni della TAM Centrale sui compiti e l'organizzazione della TAM.
La TAM e un organo tecnico operativo del CAI Centrale.
Per la Tutela dell'Ambiente Montano, attualmente esistono le seguenti strutture:
- La Commissione Centrale TAM
- L’ Agenzia per l'Ambiente
- L’ Osservatorio Tecnico per l'Ambiente
- Le Commissioni Regionali TAM
- Le Commissioni Sezionali TAM
Le Commissioni Regionali, fermi restando i compiti e i principi generali, operano in piena autonomia. Le Commissioni, nazionale e regionali operano per conto dei rispettivi organi: Consiglio Centrale e Delegazioni.
L'operatività dovrebbe essere assicurata dalle seguenti figure: gli Operatori Regionali TAM e gli Esperti Nazionali TAM, oggi Operatori Nazionali che dovrebbero fungere da coordinatori e da riferimento per la politica ambientale del CAI (cosa e come fare per affrontare i diversi problemi di tutela dell'ambiente). Ambedue le figure vengono formate con dei corsi specifici che vengono indetti a livello regionale (Corso base) e nazionale (Corso nazionale). Essi vengono iscritti in un albo e sono tenuti a svolgere attività documentata pena la decadenza del titolo.
Per farvi parte occorre oltre, ovviamente, ad essere soci del CAI, solo l'essere interessati all'impegno nella tutela dell'ambiente montano e, nel caso si voglia essere inseriti organicamente come operatori, partecipare ai corsi di formazione.
Per essere efficaci occorre:
- maturare una autonoma, coerente ed efficace visione del ruolo che l'associazione deve avere nella tutela dell'ambiente (tutto), che sia condivisa da gran parte del corpo sociale, senza doverla ogni volta rinegoziare;
- individuare, nell'ambito dell'associazione, capacità di livello professionale, in grado di colloquiare con gli organi tecnici delle amministrazioni;
- essere in grado di proporre progetti e alternative valide e significative riguardo all'uso del territorio e delle sue risorse;
All'operatore TAM si richiede:
- Competenze scientifiche e tecniche di base di carattere ambientale
- Conoscenza approfondita della realtà del territorio in cui opera
- Conoscenza dei fondamentali aspetti gestionali e legali
- Conoscenza della realtà del CAI
- Partecipazione alla vita sezionale
- Capacità operativa
In modo sintetico i compiti della TAM, da svolgere per mezzo dei suoi operatori, sono:
- la consulenza su problematiche ambientali
- le segnalazioni di emergenze, alterazioni all'ambiente, irregolarità ecc.
- la sensibilizzazione di soci e non (educazione ambientale)
L'attività della TAM si sovrappone spesso a quella di altre figure tecniche presenti nel CAI, in particolare l'Alpinismo Giovanile, l’Escursionismo, la Speleologia in quanto è fondamentale avere non solo una conoscenza tecnica ma anche etica e di cultura ambientale della montagna e delle attività che in essa si vogliono svolgere.
Altre Norme di Autoregolamentazione del CAI:
Codice di Autoregolamentazione dell’Arrampicata sportiva
Principi di comportamento nelle attività praticate in montagna
La relazione delle attività della Commissionbe TAM 2008 e 2009
Contattaci mandando una e-mail a: tam@caisalerno.it
(dal 14 luglio 2008)