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Bidecalogo


 

NUOVO BIDECALOGO

LINEE DI INDIRIZZO E DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DEL CAI IN MATERIA DI AMBIENTE E TUTELA DEL PAESAGGIO

(VERSIONE FINALE al 26/05/2013)

SOMMARIO

PREMESSA

PARTE PRIMA          POSIZIONE E IMPEGNO DEL CAI A FAVORE DELL'AMBIENTE MONTANO E DELLA SUA TUTELA

1          LA MONTAGNA E LE AREE PROTETTE

2          IL TERRITORIO, IL PAESAGGIO, IL SUOLO

3          VIE DI COMUNICAZIONE E TRASPORTI

4          TURISMO IN MONTAGNA

5          IMPIANTI INDUSTRIALI, CAVE, MINIERE, PRELIEVI FLUVIALI, SFRUTTAMENTO DEL SUOLO, IMPIANTI IDROELETTRICI

6          POLITICA VENATORIA

7          FONTI DI ENERGIA RINNOVABILE

8          TERRE ALTE: ATTIVITA' UMANA E AGRICOLTURA DI MONTAGNA

9          CAMBIAMENTI CLIMATICI

10        POLITICHE PER LA MONTAGNA, CONVENZIONI, RAPPORTI CON ALTRI CLUB E ALTRE ISTITUZIONI

PARTE SECONDA        POLITICA DI AUTODISCIPLINA DEL CAI

CONSIDERAZIONI GENERALI

11        RIFUGI, BIVACCHI, CAPANNE E SEDI SOCIALI

12        SENTIERI ATTREZZATI E VIE FERRATE

13        ALPINISMO E ARRAMPICATA

14        SCIALPINISMO ED ESCURSIONISMO INVERNALE

15        SCIALPINISMO E ALTRE ATTIVITA' PRATICATE IN FORMA COMPETITIVA (GARE)

16        ESCURSIONISMO E CICLOESCURSIONISMO

17        SPELEOLOGIA E TORRENTISMO

18        SPEDIZIONI ALPINISTICHE E TREKKING INTERNAZIONALI

19        MANIFESTAZIONI

20        EDUCAZIONE AMBIENTALE

CONCLUSIONI

SANZIONI

NOTE


 

PREMESSA

Il Club Alpino Italiano (CAI), fin dalla sua fondazione nel 1863, si e' proposto il compito di diffondere la conoscenza e l'interesse per i territori montani (Alpi, Prealpi, Appennini e catene montuose delle Isole), riconoscendo la loro importanza sia per i valori scientifici custoditi nei suoi molteplici ambienti naturali, sia per i valori culturali e storici espressi dal suo paesaggio e dalle testimonianze antropiche connesse. Le disposizioni legislative nazionali aventi ad oggetto il CAI, dal 1963 in poi, nonche' gli aggiornamenti statutari, intervenuti dal 1975, fanno chiaro riferimento a compiti ineludibili di tutela dell'ambiente montano. Conoscere, frequentare e preservare le montagne e difenderne l'ambiente sono i predicati su cui si fonda l'identita' del Sodalizio. L'ambiente montano costituisce il "terreno" nel quale si svolge principalmente l'attivita' del CAI. Pertanto le molteplici attivita' del sodalizio devono essere improntate a coerenza per quel che riguarda la tutela dei valori ambientali; da cio' discende l'efficacia e la credibilita' di qualunque iniziativa e posizione che il CAI stesso volesse intraprendere in difesa dell'ambiente montano. Il Club Alpino Italiano si assume quindi l'obiettivo di rappresentare, l'esempio di come sia possibile avvicinarsi alla montagna e viverne le bellezze senza in alcun modo degradarne il significato. I comportamenti da ricercare e da perseguire devono essere improntati secondo i principi di uno sviluppo ecocompatibile e sostenibile che legano, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale ed istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni, evitando di compromettere la capacita' delle future di soddisfare i propri. I principi della Convenzione delle Alpi, gia' sottoscritti dal CAI in quanto partecipe di CIPRA, possono essere assunti quali linee guida della nostra politica ambientale in particolare con riferimento speciale al diritto di cittadinanza delle popolazioni residenti nelle Terre Alte. Gli stessi principi sono contenuti nella Convenzione degli Appennini, direttamente sottoscritta dal CAI (Nota 3).

Per il conseguimento di questi obiettivi, il CAI ritiene indispensabile riferirsi ai principi dell'autodisciplina ed autoregolamentazione, quella regola cioe' posta dallo stesso soggetto che la deve rispettare. Tale regola e' indirizzata, nel caso del CAI, al soggetto che pratica l'attivita', cioe' il socio, ed alla associazione che la promuove e la organizza, cioe' il CAI stesso. Le regole si basano su un inscindibile criterio etico-ambientale: protezione dell'ecosistema montano, sviluppo sostenibile e mantenimento di condizioni conformi alla natura e al significato dell'attivita'. E' necessario che la presenza del singolo socio e dello sportivo in montagna, nonche' del CAI, inteso quale Associazione, sia sempre rispettosa dell'ambiente, degli abitanti, della cultura e delle tradizioni locali. Non bisogna inoltre adattare l'ambiente della montagna alle esigenze dei singoli e della Associazione, bensi' adattare queste ultime alle realta' ambientali della montagna. Il CAI, quale Associazione portatrice di interessi diffusi intende:

-               sostenere la presentazione di provvedimenti legislativi a vario livello atti al supporto di politiche di tutela ambientale in sintonia con i propri principi e linee guida;

-              partecipare, laddove consentito e previsto, a tavoli, commissioni e consulte di carattere istituzionale;

-              intervenire nell'iter delle procedure amministrative di approvazione della pianificazione e dei piani pluriennali di sviluppo a tutela del paesaggio e dell'ambiente;

-              attivare, dopo attenta valutazione dei singoli casi, eventuali azioni ed opposizioni in sede amministrativa o a mezzo di ricorsi giurisdizionali, qualora ravvisi e constati il mancato rispetto della legislazione vigente e/o gravi danni ambientali;

-              sostenere iniziative economiche che contrastino lo spopolamento della montagna.

Pertanto l'attivita' del CAI, dagli Organi Centrali ai Gruppi regionali, dalle Sezioni ai singoli Soci, sara' impostata coerentemente con il compito di tutela dell'ambiente montano e del paesaggio, secondo i principi contenuti nel Documento. (Nota 1)


 

 

PARTE PRIMA

POSIZIONE E IMPEGNO DEL CAI A FAVORE DELL'AMBIENTE MONTANO E DELLA SUA TUTELA

PUNTO 1 - LA MONTAGNA E LE AREE PROTETTE

L'alta montagna nel suo complesso rappresenta l'ultimo ambiente naturale ancora non completamente antropizzato dell'Europa e del Mondo e riveste, anche per tale motivo, un'importanza assolutamente eccezionale. La tutela della montagna in tutte le sue piu' notevoli peculiarita' (ghiacciai, acque, creste, vette, crinali, forre, grotte o qualsiasi altro elemento morfologico dominante o caratteristico, vegetazione, popolazioni, animali) e' essenziale per la conservazione e, ove possibile, il ripristino della biodiversita' degli ambienti montani. Assumono un ruolo fondamentale a questi fini le aree protette comunitarie, nazionali, regionali o locali, in particolare i parchi e le riserve naturali esistenti.

LA NOSTRA POSIZIONE

Per il CAI e' fondamentale la frequentazione, la conoscenza e lo studio della montagna in tutti i suoi aspetti sia naturali (flora, fauna, acque, rocce e ghiacciai) sia antropici (cultura, storia, risorse e attivita' delle Terre Alte). Il CAI e' convinto sostenitore della rete delle aree protette. Ritiene di fondamentale importanza che:

-               il sistema delle stesse debba essere inteso, pianificato e sviluppato quale sistema di rete ecologica senza soluzione di continuita';

-               la rete di aree protette, parchi, SIC (Siti di Importanza Comunitaria), ZPS (Zone di Protezione Speciali) non debba subire alcuna riduzione di superficie;

-               debba essere dedicata particolare attenzione ai corridoi ecologici, siano essi di primaria o secondaria importanza, onde evitare il formarsi di barriere antropiche che compromettono il collegamento territoriale tra le aree protette e il libero passaggio delle specie.

Auspica la revisione della legge nazionale sulle aree protette, che preveda tra l'altro:

-                una dotazione finanziaria adeguata;

-                una gestione che ne garantisca la tutela;

-                una migliore strutturazione e competenza degli enti gestori.

IL NOSTRO IMPEGNO

-              coadiuvare ed integrare, per quanto necessario, iniziative di tutela delle zone montane di preminente interesse naturalistico, educativo, culturale, scientifico;

-               promuovere studi e ricerche finalizzati alla conoscenza degli aspetti naturali e antropici, in particolare di quelli piu' delicati e a rischio;

-               collaborare con centri di ricerca (per es. Comitato Glaciologico), Universita' e progetti scientifici;

-               sollecitare gli Enti preposti ad indirizzare la pianificazione territoriale alla tutela e alla conservazione dell'ambiente in contrapposizione al suo sfruttamento ed appoggiare proposte economiche ecocompatibili e sostenibili che permettano alle popolazioni di permanere nei territori di loro residenza;

-               partecipare alla gestione dei parchi e delle aree protette, quando lo sia previsto per le associazioni ambientaliste dalla legge istitutiva;

-               ricercare forme di partecipazione diretta nella conduzione e gestione di territori particolarmente fragili e di riserve naturalistiche, SIC, etc.;

-               sostenere ed estendere la sottoscrizione di convenzioni collaborative con la Federparchi e con singoli Parchi Nazionali e Regionali ed Aree Protette in genere. (Nota 2)

PUNTO 2 - IL TERRITORIO, IL PAESAGGIO, IL SUOLO

Un territorio e' un'area definita o delimitata che include porzioni di suolo o di acque, considerata di solito un possedimento di un animale, di una persona, di un'organizzazione o di un'istituzione. Il paesaggio e' la particolare fisionomia di un territorio determinata dalle sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche ed etniche, cosi' come e' percepita dalle popolazioni. I ventisette Stati della Comunita' Europea hanno sottoscritto la Convenzione Europea del paesaggio, ratificata dall'Italia nel 2006. In essa e' sancito che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all'attivita' economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, puo' contribuire alla creazione di posti di lavoro. La trasformazione del paesaggio italiano, dal dopoguerra ad oggi, ha subito diverse accelerazioni per il sovrapporsi di diverse spinte. A questo fattore si e' unito il consumo di suolo definibile come quel processo antropogenico che prevede la progressiva trasformazione di superfici naturali od agricole mediante la realizzazione di costruzioni ed infrastrutture, e dove si presuppone che il ripristino dello stato ambientale preesistente sia molto difficile e molto oneroso a causa della natura dello stravolgimento della matrice terra.

LA NOSTRA POSIZIONE

Il CAI sostiene la tutela del paesaggio e ritiene indispensabile limitare al minimo il consumo del suolo. Le procedure di valutazione di impatto ambientale, valutazione di incidenza e valutazione ambientale strategica, (VIA e VAS), da tempo introdotte nel nostro ordinamento, costituiscono i principi guida per una corretta gestione del territorio; le opere e gli interventi antropici devono essere proposti in un quadro di pianificazione territoriale, sottoposti ad una valutazione di carattere economico con analisi dei costi-benefici, autorizzati (laddove previsto dalle leggi nazionali e regionali) solo dopo il superamento di una valutazione di impatto ambientale, ambientale strategica ed anche di incidenza per le aree Natura 2000. Il CAI, attraverso i propri organi tecnici di riferimento, e' impegnato ad approfondire il nuovo concetto di valutazione economica di impatto dell'attivita' umana sull'ambiente che da qualche tempo e' emerso nella comunita' scientifica. Tale concetto si basa sulla cosi' detta "ECONOMIA AMBIENTALE" che valuta contestualmente, oltre che i parametri classici, il "CAPITALE NATURALE", cioe' il valore economico dell'insieme dei sistemi naturali (acque, foreste, flora, fauna e territorio), i "prodotti" del territorio (agricoli, pesca, ecc.) e il patrimonio artistico e culturale presente nello stesso. Ne deriva che uno sviluppo sostenibile e duraturo e' possibile solo se la pianificazione e' contestualmente basata oltre che sui classici fattori "capitale fisso" e "lavoro", anche sul "capitale naturale" come sopra descritto.

IL NOSTRO IMPEGNO

-               collaborare con gli enti pubblici territoriali anche in collegamento con le altre associazioni ambientaliste, per l'espletamento ed il rispetto delle procedure di valutazione sopra descritte;

-               sostenere la necessita' ed estendere il principio, come gia' disciplinato da alcuni ordinamenti regionali, di una valutazione di impatto ambientale semplificata per i grandi raduni, che portano un elevato concentramento di persone a ritrovarsi in localita' montane ambientalmente fragili;

-               impegnarsi attraverso le proprie strutture centrali e territoriali (con particolari riferimenti agli OTC Tutela Ambiente Montano e Comitato Scientifico) in un approfondimento e diffusione del principio sostenuto dalla economia ambientale che valorizza il capitale naturale. (Nota 3)

PUNTO 3 - VIE DI COMUNICAZIONE E TRASPORTI

Il traffico motorizzato, di tipo commerciale, turistico e privato di varia natura comporta un notevole impatto ambientale su tutto il territorio e, in particolare, per il territorio montano. Al traffico, infatti, va imputato piu' di un terzo del gas serra prodotto nel nostro Paese, oltre ad una grande quantita' di altri inquinanti altamente dannosi per tutti gli esseri viventi (polveri sottili, inquinamento acustico, ecc.). Le Alpi, gli Appennini e la montagna italiana in genere sono gia' largamente accessibili grazie all'estesa rete stradale di vario livello esistente. Tuttavia la penetrazione motorizzata entro zone naturali selvagge e vallate remote, grazie alla realizzazione di nuove vie di accesso, e' sempre piu' invasiva. Inoltre si registra un sempre maggiore incremento del traffico "fuori strada", sia estivo (4x4, quad, trial), sia invernale (motoslitte) e dei voli a scopo turistico (eliski) e commerciale.

LA NOSTRA POSIZIONE

E' evidente l'importanza che rivestono le vie di comunicazione per l'economia e lo sviluppo delle regioni di montagna (trasporto merci e persone, agricoltura, turismo, estivo ed invernale, ecc.) ma con la necessita' di preservarne e tutelarne il patrimonio ambientale in tutte le sue componenti. Il CAI resta inoltre convinto sostenitore del mantenimento e dello sviluppo del trasporto su ferrovia a servizio delle comunita' locali.

IL NOSTRO IMPEGNO

Sostenere azioni atte a:

-               evitare la costruzione indiscriminata di nuove strade, fatti salvi i casi di comprovata necessita' utile alla permanenza in montagna delle comunita' locali.

-               evitare l'ampliamento di quelle esistenti e/o l'asfaltatura di quelle a fondo naturale, tranne nei casi di messa in sicurezza;

-               prevedere per le strade a fondo naturale una precisa regolamentazione della circolazione con mezzi motorizzati che limiti il piu' possibile l'uso, salvo per quelli impiegati nelle attivita' agrosilvopastorali, per i mezzi di soccorso e/o di ordine pubblico, di gestione dei rifugi e impianti tecnologici;

-               confermare con legge statale (modifiche al codice della strada) quanto gia' previsto in alcune Regioni, e cioe' un divieto assoluto di esercitare il turismo motorizzato (4x4, quad, enduro, ecc. e oltre alle motoslitte in inverno), su mulattiere, sentieri e/o comunque fuori dai tracciati appositamente autorizzati. Potranno essere selezionati specifici percorsi per il turismo a cavallo o con mountain-bike;

-               supportare azioni normative per un divieto generale di uso dei natanti a motore sui laghi alpini ed appenninici di comprovato valore paesaggistico e ambientale e comunque su tutti quelli situati oltre 1.000 metri di altezza. (Nota 4)

PUNTO 4 - TURISMO IN MONTAGNA

Il CAI e' cosciente dell'importanza che ha rivestito e riveste il turismo, estivo e invernale, per l'economia e per le popolazioni di montagna. Dall'inizio del secolo scorso ad oggi sono state costruite numerose infrastrutture (vie d'accesso, parcheggi, insediamenti abitativi ed alberghieri, impianti di risalita, piste, ecc.), in particolare al servizio dello sci su pista, con un impatto devastante sul territorio montano. Cio' vale anche per altri tipi di infrastrutture al servizio del turismo di massa in montagna quali: parchi avventura, campi da golf, piste per il downhill. La realizzazione e/o l'ampliamento di tali infrastrutture sono spesso incoraggiati da notevoli finanziamenti pubblici che ne favoriscono la proliferazione.

LA NOSTRA POSIZIONE

Prima ancora di invocare nuove norme legislative, il CAI auspica percio' che le leggi, nazionali e/o regionali, in vigore siano applicate rigorosamente. Il CAI e' di norma contrario alla realizzazione di nuove infrastrutture, nuovi impianti o di ampliamento di quelli esistenti, in particolare nelle aree protette e nei siti Natura 2000, dove deve essere assolutamente vietato ogni intervento in tal senso ed inoltre in ambiti altitudinali soggetti a condizioni climatiche che richiedano dispendio di risorse naturali ed energia per garantire l'innevamento artificiale. Ove e quando se ne ravvisasse l'opportunita' socio-economica, nelle zone in cui tali infrastrutture siano gia' presenti, chiede sia sempre fatta una rigorosa analisi dei costi/benefici e della sostenibilita' economica e ambientale. Nella sostituzione di impianti obsoleti chiede, inoltre, che il terreno ove insistevano i vecchi impianti sia riportato quanto piu' possibile allo stato originale. Chiede inoltre che vengano smantellati quelli non piu' in funzione, pure ripristinando l'ambiente allo stato originale. Per quanto riguarda le altre infrastrutture, esse dovrebbero, quando possibile, essere collocate in prossimita' delle zone gia' antropizzate salvaguardando le zone ancora caratterizzate da naturalita'. Il CAI ritiene che il turismo in montagna vada sostenuto con il miglior utilizzo dell'esistente ma, soprattutto, con un grande sforzo per la diversificazione dell'offerta mirata alle presenze lungo tutto l'arco dell'anno. Il CAI privilegia e incentiva il turismo sostenibile, finalizzato prevalentemente alla "esplorazione" intesa come osservazione ed immersione nella natura in contatto con la cultura e le tradizioni locali, convinto che cio' costituisca un tangibile contributo alla conservazione dell'ambiente.

IL NOSTRO IMPEGNO

Il CAI si impegna a confermare a tutti i livelli la sua contrarieta' a:

-               nuove opere a fune per raggiungere vette, ghiacciai, valichi, o territori che comunque superino i 1.600 metri sulle Alpi ed i 1.200 metri sull'Appennino;

-               realizzazione di nuove stazioni sciistiche sotto i 2.000 metri di quota e all'ampliamento dei comprensori sciistici esistenti;

-               realizzazione di nuove strade e/o di nuove vie di accesso di valenza turistica aperte al pubblico per l'accesso a luoghi finora raggiungibili attraverso mulattiere, sentieri e/o strade silvo-agro-pastorali.

Si impegna inoltre a:

-               intervenire nelle procedure amministrative di approvazione della pianificazione ed particolare dei piani neve, a tutela del paesaggio e dell'ambiente, esperendo, se necessario, i previsti ricorsi amministrativi e/o giurisdizionali;

-               appoggiare iniziative volte a sostituire nei centri minori all'attivita' sciistica su pista il turismo verde;

-               favorire la ristrutturazione ed il rilancio di strutture storiche, alberghi anni 50, malghe abbandonate, anche in media valle, prima di costruirne di nuove;

-               contrastare o comunque scoraggiare l'uso di aerei, elicotteri, motoslitte per finalita' ludico-sportive.

PUNTO 5 - IMPIANTI INDUSTRIALI, CAVE, MINIERE, PRELIEVI FLUVIALI, SFRUTTAMENTO DEL SUOLO, IMPIANTI IDROELETTRICI

Anche ad alta quota ambiti montani di particolare bellezza sono stati, a volte, rovinati da cave e miniere. Molteplici vallate e fiumi subiscono prelievi fluviali e/o sbarramenti per lo sfruttamento idroelettrico. Le tecniche moderne hanno accelerato e massificato gli interventi, con danni a volte irreparabili al paesaggio e all'ambiente, anche per i collegamenti stradali realizzati per il trasporto su gomma dei materiali estratti. L'accumulo a valle dei residuati puo', a volte, modificare in modo grave il territorio. L'utilizzo industriale del territorio anche se necessario per lo sviluppo del Paese deve essere realizzato nel rispetto, per quanto possibile, dell'ambiente e nella salvaguardia delle risorse naturali.

LA NOSTRA POSIZIONE

Il CAI ritiene sia di assoluta importanza:

-               limitare i prelievi e gli interventi allo stretto necessario, valutando il rapporto costi-benefici soprattutto in funzione dei vantaggi sociali rispetto al danno alle comunita' locali;

-               sostenere il principio del divieto di escavazione e di prelievi di materiale fluviale, fatti salvi i drenaggi necessari alla sicurezza degli alvei;

-               operare per ripristinare e recuperare nelle forme piu' originarie possibili, i luoghi di cava o miniera o di prelievo fluviale dismessi.

Tali attivita' dovranno essere limitate anche nelle aree contigue dei parchi, ove si preveda un grave deturpamento del paesaggio.

IL NOSTRO IMPEGNO

-               seguire la legislazione nazionale e regionale in materia ed i piani pluriennali di sviluppo di tali attivita', per impedire, con opposizioni in sede amministrativa o ricorsi giurisdizionali, gravi danni all'ambiente;

-               partecipare, laddove previsto, con propri rappresentanti, anche assieme ai rappresentanti di altre Associazioni Ambientaliste, alle attivita' delle Commissioni e Consulte Istituzionali per la programmazione e gestione mineraria della attivita' di escavazione e/o prelievi;

-               sostenere il principio del divieto assoluto di escavazione di materiali (marmi, dolomia, inerti, ecc.) e di prelievi di materiale fluviale, fatti salvi i drenaggi necessari alla sicurezza degli alvei.

Tali attivita' dovranno essere limitate anche nelle aree contigue dei parchi, ove si preveda un grave deturpamento del paesaggio.

PUNTO 6 - POLITICA VENATORIA

Pur essendo senza dubbio auspicabile che in un prossimo futuro il rapporto dell'uomo con la natura non debba piu' in nessun caso presupporre forme di violenza gratuita, si constata pero' che oggi le attivita' della caccia rappresentano ancora per alcuni un modo per avvicinarsi all'ambiente naturale. L'attivita' venatoria deve essere esercitata entro i limiti delle norme vigenti, comunitarie e nazionali. La violazione di tali norme da parte dei cacciatori, e in particolare il bracconaggio, devono essere contrastati duramente, assicurando ai Corpi di vigilanza un'adeguata dotazione di uomini e mezzi. La reintroduzione di specie autoctone e il ripopolamento di specie animali fortemente ridotte devono essere incoraggiati su tutti i territori di media e alta montagna, secondo criteri attentamente valutati sotto il profilo scientifico, ad evitare di generare ulteriori e ancor piu' gravi squilibri. Di pari passo devono essere valutate da un punto di vista scientifico le pratiche che consentono di recuperare forme virtuose di convivenza tra l'uomo e la fauna selvatica: incentivazione dei corridoi biologici, definizione delle regioni biogeografiche, salvaguardia della Rete Natura 2000, tutela della biodiversita'.

LA NOSTRA POSIZIONE

Il CAI ritiene necessarie la redazione della Carta Natura, la revisione della composizione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio, la rimodulazione degli Ambiti Territoriali di Caccia e degli Istituti Venatori Provinciali. Il CAI intende sostenere le imprese agricole che svolgono attivita' di tutela e incremento della biodiversita', che adottano sistemi di certificazione ambientale, che si impegnano alla riproduzione di razze animali autoctone. Ritiene inoltre che debbano essere aggiornati i criteri di stima per la valutazione del risarcimento dei danni all'agricoltura prodotti dalla fauna selvatica.

IL NOSTRO IMPEGNO

-               seguire la legislazione nazionale e regionale in materia per impedire, con opposizioni in sede amministrativa o ricorsi giurisdizionali, violazioni della stessa;

-               partecipare, laddove previsto, con propri rappresentanti, anche assieme ai rappresentanti di altre Associazioni Ambientaliste alle attivita' delle Commissioni e Consulte Istituzionali di vario livello, nazionale, regionale o provinciale; questo affinche' vengano costantemente rispettate le normative in materia di gestione della caccia, con particolare riferimento ai poteri di deroga delle regioni, alla redazione dei piani faunisticovenatori, alla approvazione del calendario venatorio ed ai ripopolamenti e ripristini ambientali.

PUNTO 7 - FONTI DI ENERGIA RINNOVABILE

Il CAI e' conscio della fondamentale importanza dell'energia e della sua disponibilita' per la sopravvivenza e lo sviluppo dei territori di montagna. Diverse fonti rinnovabili di energia (energia cinetica, idraulica ed eolica, biomasse forestali, ecc.) traggono origine, per condizioni favorevoli, dalle zone montuose, ma il loro sfruttamento puo' causare importanti squilibri (idrogeologici, paesaggistici, floro-faunistici e antropico-sociali) all'ambiente. Le attuali fonti rinnovabili di energia pongono problemi non indifferenti al paesaggio e all'ambiente naturale in genere:

-               l'eolico industriale, per la necessita' di infrastrutture di grande impatto in rapporto alla modesta energia prodotta;

-               il fotovoltaico, per la tendenza a sostituirsi all'agricoltura nelle campagne e sui pendii dolci e per l'impoverimento della fertilita' dei suoli;

-               l'idroelettrico, oltre a modificare radicalmente l'idrografia e l'ambiente nelle zone di captazione, riduce fortemente la portata dei corsi d'acqua con evidenti ricadute sulla loro naturalita' e sui territori a valle;

-               gli impianti a biomassa, possono alterare l'economia delle coltivazioni alimentari, fenomeno tutt'altro che raro, e provocare massiccia importazione di materiale dai Paesi Esteri con devastanti ricadute su quei territori e sul traffico conseguente al trasporto della materia prima.

L'utilizzo di tali fonti, auspicabile in linea di principio, e' tuttavia oggi distorto da incentivazioni economiche che possono alterare e falsare la loro sostenibilita' economico-ambientale e indurre speculazioni industriali a spese dell'ambiente naturale e del paesaggio.

LA NOSTRA POSIZIONE

Il CAI ritiene che le fonti di energia rinnovabili possano essere sostenute, operando in modo che il loro utilizzo debba sottostare:

-        a un controllo positivo del rapporto costi-benefici in termini energetici, economici, ambientali e sociali, esperito tramite la valutazione di incidenza ed impatto ambientale per le nuove strutture;

-        al rispetto dei vincoli e dei principi di sostenibilita' ambientale e paesaggistica previsti dalle vigenti disposizioni con particolare riferimento alle aree protette (parchi nazionali, regionali, SIC, ZPS ed Aree Natura 2000);

-        alla priorita' nella installazione del fotovoltaico in centri abitati e/o utilizzando strutture gia' esistenti (tetti, parcheggi, ecc.);

-        all'evitare installazioni in zone agricole, maggenghi e alpeggi, anche se abbandonati;

-        all'accertamento, per l'eolico, della sussistenza di una ventosita' che assicuri una produttivita' specifica media equivalente ad almeno 2.000 ore/anno di funzionamento a potenza nominale.

l CAI ritiene inoltre che debba essere favorito per le piccole comunita' l'uso dell'energia autoprodotta da piccole centrali locali, che utilizzino biomasse di risulta, provenienti dai boschi e dagli allevamenti (biogas), o addirittura carbone locale.

IL NOSTRO IMPEGNO

-               seguire la legislazione nazionale e regionale in materia ed i piani pluriennali di sviluppo per impedire, con opposizioni in sede amministrativa o ricorsi giurisdizionali, violazioni della stessa;

-               sostenere studi, sviluppi ed utilizzo di fonti rinnovabili di energia;

-               sostenere l'indirizzo delle incentivazioni in campo energetico preferibilmente verso programmi di ricerca per nuove fonti ad alto rendimento e per una maggiore efficienza e risparmio delle utilizzazioni finali di energia;

-               vigilare affinche' ogni nuova realizzazione od ampliamento di quanto esistente risulti inquadrata nei piani energetici nazionali e/o regionali, nonche' per impedire gravi danni all'ambiente anche con opposizioni in sede amministrativa o ricorsi giurisdizionali. (Nota 5)

PUNTO 8 - TERRE ALTE: ATTIVITA' UMANA E AGRICOLTURA DI MONTAGNA

Fin dalle epoche piu' remote la montagna, spesso anche alle quote piu' elevate, e' stata caratterizzata dalla presenza antropica; le Terre Alte, intese come le regioni di montagna occupate e vissute dall'uomo, rappresentano un patrimonio culturale unico nel suo genere e di inestimabile valore. Tale patrimonio ha costituito e costituisce garanzia irrinunciabile per il mantenimento di un corretto equilibrio sul delicato ecosistema della montagna. L'agricoltura e' parte importante di quel patrimonio ed e' oggi a rischio di scomparsa, per molteplici motivi. Gli stessi cambiamenti strutturali dell'economia legati alla globalizzazione, creeranno sempre maggiori difficolta' a formare reddito per le popolazioni di montagna, e conseguentemente disincentiveranno la presenza dell'uomo nelle Terre Alte, con inevitabili conseguenze sull'equilibrio sociale, economico e territoriale dell'ecosistema montano.

LA NOSTRA POSIZIONE

Il CAI ritiene indispensabile salvaguardare, nelle regioni montuose, le aree tradizionalmente antropizzate e il mantenimento in montagna delle attivita' agro-silvo-pastorali con metodi moderni ma rispettosi dell'ambiente, che puntino ad una produzione di qualita', conseguentemente piu' redditizia, nei diversi settori colturali tipici per appartenenza territoriale, e al mantenimento della biodiversita'. Non di meno ritiene che occorra, non solo salvaguardare il patrimonio boschivo, esercitando azioni di controllo atte a prevenire gli incendi, ma anche fare in modo che esso possa costituire una fonte di reddito per le popolazioni e le comunita' locali (certificazione del legname), sia mediante appropriate e moderne tecniche selvicolturali che privilegino la rinnovazione spontanea delle specie tipiche locali e la composizione plurispecifica del bosco, ed anche in relazione al conferimento a valle dai luoghi di espianto. Il CAI ritiene inoltre che l'integrazione al reddito agricolo, creato da attivita' agrituristiche, improntate alla sostenibilita', sia da incentivarsi, al fine di favorire il commercio ed il consumo anche in loco della produzione agricola, i cosiddetti prodotti a "Km 0".

IL NOSTRO IMPEGNO

-               essere concretamente a fianco delle popolazioni montane e delle organizzazioni del settore agro-silvo-pastorale, nel ricercare e promuovere con gli Enti competenti, sia comunitari che nazionali, forme di integrazione snelle del reddito agricolo, tanto in forma singola che associata, destinate alla salvaguardia idrogeologica, ambientale e culturale del territorio montano (sfalcio dei prati, manutenzioni puntuali del terreno, dei pascoli, del reticolo idrico ed irriguo e dei sistemi terrazzati ecc.) e della sua biodiversita';

-               promuovere e condurre studi e ricerche finalizzati alla conoscenza, sia storica che attuale, e alla protezione delle Terre Alte;

-               incentivare l'individuazione e quindi favorire le produzioni agricole a denominazione d'origine protetta e controllata;

-               avviare forme innovative di collaborazione e cooperazione tra soci del Club Alpino e popolazione montana, al fine di essere presidio culturale per aree montane disagiate;

-               collaborare, per quanto attiene alla selvicoltura e al patrimonio forestale, con gli Enti locali onde prevenire e combattere, con le tecnologie piu' adatte, il grave fenomeno degli incendi boschivi;

-               sostenere la conservazione e la valorizzazione dell'inestimabile patrimonio storico e culturale costituito dalle Terre Alte;

-               favorire la sottoscrizione di accordi quadro di collaborazione con le associazioni del settore agricolo e/o sostenerle nella ricerca di adeguati contributi anche a singoli operatori impegnati per scelta nella permanenza nelle Terre Alte;

-               favorire e sostenere l'acquisto ed il consumo, nell'ambito delle proprie attivita' e strutture (rifugi), di prodotti locali, nell'ottica del "Km 0"

PUNTO 9 - CAMBIAMENTI CLIMATICI

I cambiamenti climatici in atto (causati sia da forzanti naturali che antropiche; tra le prime ricordiamo i vulcani, la variabilita' delle correnti oceaniche, le variazioni di radiazione solare, le radiazioni cosmiche e tra le seconde l'immissione di gas serra conseguente all'utilizzo di combustibili fossili) si concretizzano in un aumento della temperatura media globale ed in una variazione di intensita' e frequenza delle precipitazioni solide e liquide. Per quanto riguarda il riscaldamento atmosferico, questo e' particolarmente evidente nelle aree di media ed alta quota dove puo' arrivare ad essere sino a tre volte piu' intenso che nelle zone di pianura. Gli effetti del riscaldamento nelle aree montuose del Pianeta sono evidenti: regresso dei ghiacciai, aumento dello strato attivo del permafrost, intensificazione dei processi di erosione chimici e meccanici e conseguenti variazioni negli ecosistemi di alta quota. Questi fenomeni sono responsabili di situazioni di rischio e di pericolosita' ambientale: ad esempio ad un cedimento strutturale, conseguente alla riduzione volumetrica dei ghiacciai, si possono associare processi di disgregazione fisica delle rocce, causati o dall'aumento del volume dell'acqua contenuta entro le fessure, quando questa si trasforma in ghiaccio, oppure dalle ripetute dilatazioni e contrazioni durante il riscaldamento e il raffreddamento, processi che si intensificano con l'esposizione delle pareti rocciose ormai per molti mesi prive della copertura nivale. In futuro questi fenomeni, gia' presenti, attivi e ben documentati, potrebbero ulteriormente intensificarsi a seguito dell'aumento delle temperature e del numero di eventi estremi come alluvioni e piogge intense. Le situazioni di pericolosita' e di rischio ambientale sono di particolare rilevanza per chi frequenta l'ambiente di alta quota, sia per periodi brevi come alpinisti, turisti ed escursionisti, sia permanentemente come le popolazioni locali, gli agricoltori, gli allevatori. Anche la disponibilita' di acqua in futuro potrebbe venire compromessa dal cambiamento climatico, questo pero' su scala temporale media poiche', a breve termine, potremmo assistere, invece, ad un aumento della disponibilita' di acqua a seguito dell'intensificarsi dei fenomeni di fusione nivale, glaciale e del permafrost. Su lungo periodo, invece, esaurite o ridotte all'estremo le risorse criosferiche, la disponibilita' idrica potrebbe ridursi drasticamente (questo, ovviamente, sulla base di ipotizzabili scenari climatici futuri che vedano un ulteriore incremento termico ed una riduzione delle precipitazioni solide invernali).

LA NOSTRA POSIZIONE

Chi vive e/o frequenta la montagna deve essere consapevole dei fenomeni di pericolosita' e rischio incrementati dai cambiamenti climatici in atto. Come gia' detto, l'uso massiccio di veicoli a motore a combustione e' certamente in larga misura corresponsabile nella produzione di CO2 e di gas serra. E Il CAI ritiene ormai necessario ed indispensabile ridurre significativamente la produzione di tali gas con politiche ed azioni condivise anche con altre Associazioni Alpinistiche a livello mondiale. Reputa inoltre inderogabile la necessita' di sollecitare la comunita' scientifica, a tutti i livelli, affinche' si concentri, con studi specifici, sul tema della risorsa idrica e della sua disponibilita' futura.

IL NOSTRO IMPEGNO

-               promuovere studi e ricerche, in collaborazione con Universita' e centri di ricerca, finalizzati ad una migliore conoscenza dei fenomeni naturali connessi alle variazioni climatiche;

-               collaborare con le altre Associazioni Alpinistiche europee ed internazionali e/o con altre Associazioni ed Istituzioni, aventi scopi analoghi, per sostenere politiche di livello internazionale, atte a preservare il pianeta dai cambiamenti climatici in atto provocati dall'azione dell'uomo;

-               sensibilizzare chi frequenta la montagna (non solo all'interno del sodalizio ma anche all'esterno) ai rischi legati ai fenomeni naturali connessi ai cambiamenti climatici fornendo strumenti conoscitivi semplici ma efficaci.

-               sensibilizzare i propri Soci e le Sezioni ad una mobilita' consapevole negli spostamenti individuali e ad un comportamento virtuoso in tal senso nell'organizzare le proprie attivita'. (Nota 6)

PUNTO 10 - POLITICHE PER LA MONTAGNA, CONVENZIONI, RAPPORTI CON ALTRI CLUB E CON ALTRE ISTITUZIONI

Come dichiarato in premessa, la tutela dell'ambiente montano, e non solo, e' questione vitale per l'Italia, per l'Europa e per il mondo intero. I territori montuosi insieme agli oceani, alle grandi distese glaciali ai Poli e alle foreste equatoriali sono elementi rigeneranti del pianeta. Entro contesti differenti, gli Stati dell'Arco Alpino vivono i medesimi problemi circa la necessita' di tutelare l'ambiente e l'ecosistema delle Terre Alte. I diversi Club, nella convinzione che uno sforzo comune possa produrre migliori risultati rispetto un'azione isolata, da tempo sono impegnati in attivita' sinergiche tendenti a superare i limiti delle frontiere. Per affrontare a livello internazionale e transfrontaliero queste tematiche sono nate molte associazioni internazionali sia legate al mondo della montagna, quali per es. U.I.A.A. (International Mountaineering and Climbing Federation - Union Internationale des Associations d'Alpinisme), C.A.A. (Club Arc Alpin), C.I.P.R.A., Mountain Wilderness, sia ai problemi ambientali, quali per es. I.U.C.N. (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), ecc..

LA NOSTRA POSIZIONE

Il CAI considera le Convenzioni delle Alpi e degli Appennini strumenti di riferimento per tutte le azioni da promuovere in campo sia nazionale che internazionale. Sostiene l'attivita' dei diversi organismi territoriali, nazionali e sovranazionali, a cominciare da UIAA (International Mountaineering and Climbing Federation - Union Internationale des Associations d'Alpinisme), C.A.A. (Club Arc Alpin) CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), contribuendo alla formalizzazione di piani, progetti e azioni in tema di sport di montagna e di tutela dell'ambiente. Collabora, laddove ne ravvisa l'opportunita', con Associazioni aventi obiettivi simili a quelli propri, a cominciare dai Club Alpini Europei. Aderisce ad iniziative di carattere internazionale, quali ad es. gli obiettivi annuali proclamati di vo